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domenica 29 settembre 2019

The day After, the day Before

3 anni e qualche spicciolo dall'ultimo post.
Non so esattamente perché mi ritrovi qui, un po' per mantenere, se pur in ritardo, una promessa, un po' per il bisogno di mettere un punto e a capo. Un punto e a capo che faccia coraggio, the day before; un punto a capo per riprendere le fila di tutto ciò che è stato e acquisirne consapevolezza, the day after.
Sono, di nuovo, in un limbo. Un limbo bello però, un limbo adrenalinico, un limbo che ho a lungo sognato, nel Dopo per cui ho tanto sofferto, nel Prima insperato e che adesso fa paura.
Mi rendo conto, in questo giorno dopo, che qualcosa non è ancora tornato come vorrei: le parole. Inciampano le dita nello scrivere queste poche righe, incespicano i pensieri, trattengo il fiato: quelle belle seduttrici, madri, sorelle, stronze nemiche ed inevitabili amanti, continuano a schivarmi, punendomi per il grave crimine di averle perse per strada anni fa, troppo impegnata a dare priorità ad altro...e loro, per vendetta, mi negano ora rifugio.
The day after, mi sono rimessa a caccia di parole, lentamente, le sto raccogliendo una ad una, per ritrovare una voce e ricomporre un volto che sicuramente è invecchiato in questi anni. The day after è il momento di guardarsi allo specchio stanca e vittoriosa, accarezzare rughe e nuovi nei che non mi ero resa conto di avere, imparare a non chiedersi che vittoria è questa: il momento dello svilimento e dell'autocritica distruttiva è passato, mi dico, ora si va a lezione di accettazione. Nulla è più faticoso del dirsi "Sono stata brava", ma capisco che è un passo fondamentale per continuare a camminare, è il mio futuro che lo pretende: in fondo, questo è anche the day before.
The day Before un nuovo capitolo della mia vita, il giorno in cui raccolgo le dita dietro la nuca e chino la testa ricercando nella memoria le motivazioni e le speranze che hanno dato inizio a tutto questo.

In questo bagno di paure, confusione, dubbi e la tentazione di essere paurosamente sconsiderata e incosciente, affiora improvvisamente una frase rassicurante e calda, risoluta come vorrei essere io, che risponde di colpo a tutte le domande e traccia una linea di confine con ciò che è stato:



"O con amore o niente."


E andrà tutto bene. Punto 
e a capo.

martedì 22 marzo 2016

Einstein aveva torto

Ogni mattino ti svegli e il mondo entra nella tua vita.
Ogni mattino ti svegli e il mondo entra nella tua vita con il suo bagaglio di notizie fresche di giornata, e accade a volte che una notizia sia più forte e pesante di altre, più ingombrante, come il mattino in cui ti svegli e all'interno dei confini della tua fetta di mondo sicuro e pacifico c'è stato un attentato.

Non è più la prima volta ormai, non c'è più un senso di sconcertata sorpresa, è un fiorire di nervi tesi per quel "no, di nuovo", sai già come affronteranno la situazione i giornalisti, hai imparato a cercare fra le righe dei servizi televisivi, sai che avrai una stretta allo stomaco quando questo o quel capo di Stato deciderà di parlare a questa o quella nazione o all'Europa intera, perché hai paura di quello che potrebbe dire, hai paura di quello che potrebbe chiedere.
Ti mordicchi il labbro spegnendoti un po' di più ogni volta che il bilancio delle vittime sale anche solo di una cifra, appena leggi il luogo dell'attentato fai una ricognizione mentale veloce e un po' confusa delle tue conoscenze: qualcuno che conosci abita lì? Qualcuno è lì per studio, per lavoro, per piacere?
Nei giorni come questi vorrei infilare la testa sotto le coperte e non far entrare il mondo, fatto di mostri che balzano fuori dall'armadio e mostri sotto al letto pronti a combattere i primi. Non voglio assistere a questa lotta fra titani, a questa disgustosa e mortale gara a chi ce l'ha più lungo e più duro, perché no, non mi sento protetta e al sicuro sapendo che ci sono mostri nell'armadio pronti a far strage di tutto ciò che amo, e allo stesso tempo non mi sento al sicuro sapendo che altri mostri balzeranno da sotto il letto pronti a difendermi, pronti a far strage di tutto ciò che qualcun'altro ama.

I mostri dell'armadio vogliono che io resti sotto le coperte a tremare, vogliono che io non esca dalla mia stanza, vogliono che inizi ad odiare tutto ciò che mi ricorda loro, vogliono che io veda un mostro in qualunque volto simile al loro.
I mostri sotto al letto vogliono che io resti sotto le coperte a tremare, che chiami a gran voce il loro aiuto e la loro violenza, vogliono che sia cieca alle differenze e che mi disinteressi di cause e conseguenze, vogliono che sia obbediente e grata indiscriminatamente per la loro protezione e i loro errori, vogliono che inizi ad odiare tutto ciò che non mi somiglia, vogliono che veda un mostro in qualunque volto diverso dal mio.

In mezzo alla battaglia ci siamo noi, razza di poveracci che un mattino ci svegliamo e scopriamo che c'è stato un attentato, e se sei afghana pensi a tuo figlio che è ricoverato in ospedale a Kunduz, e Allah ti prego fa' che l'ospedale di cui parlano non sia quello, e se sei italiana pensi a tua sorella in Erasmus a Bruxelles che non risponde al telefono, e Dio ti prego fa' che stamattina non abbia preso la metropolitana.

Quando ti svegli il mondo entra nella tua vita senza bussare, e porta con sé la notizia shock, i mostri dell'armadio, la tensione, le preghiere, la paura, i chiarimenti, i bilanci, il dolore, e poi gli sciacalli, i mostri sotto al letto, l'odio, l'ignoranza, la vendetta, la giostra inizia a girare vorticosamente senza fermarsi ed io distinguo ormai solo mostri e vittime.

Mi dispiace signor Einstein, ma in questi giorni io vedo due razze: una è sicuramente quella umana, l'altra di sicuro non lo è.

sabato 7 febbraio 2015

Propositi per l'anno nuovo, ce la facciamo?

"Prendete la vita con leggerezza,
               che leggerezza non è superficialità,
                                        ma planare sulle cose dall'alto,
                                                                  non avere macigni sul cuore."


(Italo Calvino)





lunedì 7 luglio 2014

Be brave: Be fine.

E se per un attimo, solo per un attimo, ci fermassimo a non pensare?
Se per un attimo, un solo attimo, ci trattenessimo un po' di più invece di ingoiare in tutta fretta il piacere e la bellezza e correr via prima che possano crescere in noi fino a farci male, e a farci scomparire?
Meglio farsi cancellare da troppa bellezza che da troppa stanchezza,no?
Se per un attimo, se solo per un attimo, io, su questo balcone che dal settimo piano veleggia sul mondo,sulla sera che cala, sulle posate che tintinnano dalle finestre aperte, sulle voci di gente che si muove vive e palpita nella sua quotidianità, sulle luci che si accendono e si spengono a intermittenza come fosse un disordinato gioco, sul Duomo che scintilla contro le ombre della sera, se io, da tutto questo, una volta tanto, non fuggissi via? Se invece di rapidi e interrotti sguardi d'approvazione, se invece di sentimenti spicci perché proprio non si può farne a meno di ignorare tutto questo,se una volta tanto mi facessi inghiottire?
Se smettessi di avere paura del brivido della pace, se invece di correre di nuovo a rassicuranti distrazioni spente quali un computer, un televisore, un cellulare, nel tentativo di tenermi occupata, se a tutto questo scegliessi di restare qui su questo balcone: in silenzio, a non far nulla, immobile e muta, a guardare ed ascoltare guardare ed ascoltare guardare ed ascoltare finché i miei occhi non saranno quest'immagine e le mie orecchie questi suoni?

Finirai per impazzire.

E sia, sono qui.

sabato 15 febbraio 2014

Tra Bene e Male

Tra Bene e Male c'è di mezzo il mare.
E nazioni e continenti e culture e mondi interi,e strade da ripercorrere sulle mappe virtuali di questo strafigo mondo moderno,tra Bene e Male ci sono troppe strade e così tanti labirinti che a fine percorso non ricordi più il punto di partenza:dal Bene al Male o viceversa?
Tra Bene e Male c'è un confine.Sottile.Talmente sottile che non sai più dove finisce il Bene e inizia il Male,cosa è Bene e cosa è Male. Chiamali fessi Adamo ed Eva caro Dio, ma cosa c'era di sbagliato nel voler conoscere e discriminare da sè? Sai quanti dèi qui in terra si professano detentori di tale imprescindibile conoscenza?Cosa ti faceva così immortalmente paura di quella conoscenza nelle nostre mani?Forse che avremmo scoperto la beffa,che una divisione così netta non c'è?
Tra Bene e Male c'è una lingua in comune da parlare,c'è un modo di sentire.
C'è la paura dell'ignoto,del diverso,
c'è l'istinto di sopravvivenza,
il bisogno di classificare per proteggersi e proteggere,
perchè se il mostro rivela un suo lato umano e l'umano rivela una sua mostruosità,
se il cattivo è capace di amore e il buono dell'odio più cieco e feroce,
come ci si può schierare?E se non ti schieri,che posto ti rimane?
Che razza di posto è questo limbo tra Bene e Male?
Tra Bene e Male c'è possibilità di scelta?Scegliere cosa?C'è libertà di parola?Per dire cosa,che non sia Bene e non sia Male?
Tra Bene e Male c'è l'incontro delle due fazioni,
tra Bene e Male c'è il tentativo non di capire ma di ascoltare, senza giudizio o pregiudizio,
tra Bene e Male c'è una strana intesa,
tra Bene e Male c'è una contraddizione,
Bene e Male sono l'ordine,in mezzo c'è il disordine,
tra Bene e Male c'è il bene,tanto dolcissimo purissimo e innocente bene.
Tra Bene e Male c'è il male,immenso,livido violento e doloroso.
Tra Bene e Male c'è la falsa e la scorretta informazione che rimescolano le carte,
tra Bene e Male ci sono giochi di potere e manipolazioni monetarie e umane,
tra Bene e Male c'è una bugia fatta di stereotipi e verità assolute versione pocket,
tra Bene e Male c'è un mondo intero,così vasto e pieno e diverso da schiacciare il Bene e il Male ai lati dell'universo fino a consumarli.
Tra Bene e Male ci sono,forse,due bambini spaventati e stanchi delle etichette
che da un po' di tempo a questa parte si ritrovano a ridere insieme.

Una risata trasparente,che non sceglie un colore,un'appartenenza,sceglie di essere risata.
Tra Bene e Male ci siamo io e te.Ogni giorno il mondo prova a schierarci e a tatuarci addosso infiniti aggettivi,
ma per me questo limbo di nessuno è diventato un po' casa e sa di libertà.
Disertiamo qualunque esercito.
Resti ancora un po' a ridere con me?




martedì 26 febbraio 2013

Il mio giorno

Ci sono quei giorni lì.Piccoli,magari anche anonimi per il mondo,ma non per te.Giorni in cui hai una strana sensazione addosso,o magari non ne hai proprio nessuna,giorni uguali a tanti altri ma che per un momento,per un solo momento,sono diversi.E ti cambiano. La loro ombra,la loro rivelazione,il loro unico stupido meravigliosamente semplice momento ti si incolla un po' addosso e non riesci ad allontanartene più.
Quel giorno in  cui una piuma che cade fa più rumore del previsto.Ti volti e la vedi.
Quel giorno in cui in un confusionario dormiveglia un pensiero ti attraversa la mente,ma invece di lasciarlo scivolare via quel giorno lo fermi,ti stupisci,lo contempli,ci giri intorno,apri gli occhi in un modo più attento e concentrato tutto lì,sguardo perso rivolto a lui,quel pensiero,che diventa da piccola stupidaggine a piccola rivelazione.
Quel giorno in cui invece di superare frettolosamente come al solito l'ennesimo scocciatore che vuole venderti qualcosa per strada inchiodi pochi passi dopo di lui.Ti volti,gli sorridi imbarazzato,decidi di rivolgergli la parola.
Quel giorno in cui spegni la testa e fai andare il tuo corpo,le tue gambe,pianti in asso tutti i dubbi e le domande e passi all'azione. Fai quel qualcosa che sognavi da tanto e che non avevi mai avuto il coraggio di fare.Che sia anche solo salutare una persona,o alzarsi da quella maledetta sedia e andarsene,o far uscire la propria voce dopo tanti silenzi.
Non si sa perchè accada proprio in quei giorni lì. A volte non c'è stata alcuna preparazione,alcun presentimento,niente sarebbe stato speciale quel giorno se non fosse stato per quel fatidico momento...o forse,in quei giorni,siamo speciali noi.
Sono giorni che sono risvegli.Piccole,silenziose,grandi rinascite.
Ho ventidue anni.Ma oggi ne compio otto.E potrei anche non averla saputa mai,la mia seconda data di nascita,se non fosse stato che a quel tempo,otto anni fa,tenevo un diario.Un capriccio,un gioco mi ha attraversato la mente e io ho appuntato quell'idea balzana su carta,ignorandone il peso che avrebbe avuto su di me e la mia vita.
Perchè io credo che è da quel giorno che ho iniziato a guardare il mondo un po' diversamente,ho iniziato a credere di poter essere diversa io,non avevo nulla fra le mani se non un sogno,un progetto,un passatempo,qualcosa in cui credere,ma crescendo lui ho ripreso a crescere io.Riscoprivo la mia voce,mi scoprivo con qualcosa da dire,con qualcosa dentro,anch'io.
Resta ancora,a distanza di otto anni,poco più di un'idea e qualche parola scritta,ma non sarei niente di quello che sono oggi senza quel 26 Febbraio.Quel giorno in cui un'idea,un desiderio mi ha attraversato la mente,e da allora ho ripreso a camminare,sono entrata in una nuova me.
Chi l'avrebbe immaginato mai che un'idea potesse avere tutto questo potere.
Auguri a me,e al mio piccolo risveglio.
Auguri a voi,e alle vostre piccole sconosciute ma sensazionali rinascite.



mercoledì 20 febbraio 2013

Respiri.

Apri la finestra, l'aria fredda d'inverno ti arriva addosso e la notte ti mangia via le ansie e la stanchezza.E assapori il privilegio di guardare il mondo addormentato dal sesto piano,sopra le voci,sopra i rumori,sopra i tetti,sopra la vita.Ma anche,miracolosamente,dentro.
Le luci del viale si sono fatte calde e soffuse,strada tanto caotica di giorno quanto rilassata e sonnolenta di sera,solo ogni tanto la scia di una macchina o di una moto che scivolano sull'asfalto rompono il silenzio,ma senza infastidire,s'insinuano con ritmo lento,quasi ciclico,vagabondo,si perdono nel nulla.Le inghiotte il silenzio,le inghiotte l'assenza di una destinazione,come se non fossero dirette verso un luogo in particolare,come se il loro destino fosse solo andare.Attraversare.
Passi affrettati,qualcuno sul marciapiede,qualcuno indugia alla fermata del bus.Si guarda i piedi,ignorando che sopra la propria testa le colline si sono fatte piccoli diamanti grezzi di luci in lontananza.
Quello che dà il nome alla città di giorno al buio non si vede,le ombre hanno spento cupole,storie,miti,glorie passate,il tempo.La notte si è presa pure il tempo,lo ha rubato agli uomini perchè per un po' non ne sentissero il peso.
Ed io peso non ne ho più,su questo davanzale.
Sorrido,piccola ed umana.
L'aria d'inverno mi si plasma addosso.
Respiro.




venerdì 1 febbraio 2013

Acidume da astinenza

Prova ad essere acida.A rispondere in modo acido,o a comportarti in modo acido,a trasudare acido.
Ebbene,non ci vorrà molto che qualcuno,direttamente o anche solo mentalmente,ti rivolgerà la fatidica più che giustificata ma volgare domanda (perdonate il francesismo,ma diversamente non renderebbe):

 "Ahò,ma da quanto non scopi?!"

Questo perchè il sesso è anche un modo per liberarsi di tutte le frustrazioni,le ansie,le paturnie,un modo per provare piacere,per sentirsi bene,per sfogare la rabbia,distendere i nervi...e improvvisamente,riflettendoci, mi viene in mente un modo alternativo di "liberarsi" (no,no,per carità,smettetela tutti di visualizzare il water nella vostra mente) : Scrivere. Un'azione completamente diversa,ovviamente,che procura sensazioni diverse,ma che credo sia a volte anche un modo di fare l'amore.E' liberarsi, spogliarsi, litigare,sparare le parole come proiettili a caso e senza senso,senza filo logico,pur di liberarsene,pur di non averle più intorno e dentro,perdersi,scaraventare valanghe di sentimenti e sensazioni represse su un foglio come se potessimo scagliarle contro la parete,e infine tornare a respirare,svuotati e storditi,ma sollevati. Rileggendo,poi,sorriderne,magari provare simpatia.A volte piacersi.

Chissà,forse a volte non è mancanza di sesso.Forse per alcuni acidi la domanda giusta dovrebbe essere:


"Ahò,ma da quanto non scrivi?!"




Ps.Poi vabbè,c'è anche chi lo è di costituzione e sta benissimo così.


domenica 27 gennaio 2013

Per ogni buon momento una buona parola

Quando da dire non trovi nulla.Avresti tanta voglia di scrivere un bel post sul blog,così,per aggiornarlo,per rinfrescare l'aria che c'è odore di chiuso,ma non ti viene in mente proprio nulla...e se tu hai poca voglia di scriverci pensa tu quanta voglia ci dev'essere di leggere un post svogliato,pigro,insipido.Però.
Però.
Però poi pensi che c'è chi le parole le sa usare,e bene,chi quei minuti passati a leggere un post te li fa spendere con gusto,con piacere,ci guadagni,come quando leggi delle avventure di Tredici ,e ti ritrovi a ridere come una cretina davanti al pc,e lasci il suo blog con il divertimento e la simpatia che ancora ti increspano le labbra, e una leggerezza dentro;
o come quando leggi una folgorante riflessione del K ,che ti gioca brutti scherzi,quando hai la guardia abbassata per via di post lunghi una sola frase sprizzanti gioco e ironia, e poi dal nulla,improvvisamente,TAC:eccolo lì un flusso di pensieri un attimino più serio,un attimino più lungo,giusto il tempo di farti trascinare dalle parole ed esclamare "Cavolo." Poi pensi ad Arianna,che nel trascinarti è maestra,non fai in tempo a dire "noooo,io i post lunghi non li reggo..." che lei già ti ha catturata con la forza,e in un battibaleno ti ritrovi a fine post,completamente assorbita e stordita dalla sua anima,dalla sua vita.
E infine c'è chi invece i post li preferisce brevi,giusto il tempo di un caffè.Il tempo di una chiacchierata tra amici,il tempo di un pensiero sfuggente che non riesci ad afferrare prima che scompaia.Il tempo di una tregua dal fragore del mondo,il tempo di un lampo di rabbia,il tempo di usare parole giocosamente,portare leggerezza e autoironia sul blog per rifarle proprie,e per donarle.Che come lo fa il caffè Ghisola ,non lo fa nessuno.Forse è per questo che la stimo tanto,che c'era un tempo in cui il caffè nemmeno lo bevevo.

Quando da dire non trovi nulla.Ma hanno così belle parole gli altri.E allora fai loro pubblicità,per dilatare e arricchire il tempo di chi si ritrova per caso a leggere questo post. :)

martedì 25 dicembre 2012

Under the Tree

Buttata sul divano con aria esausta,dopo aver smesso di lavare piatti-bicchieri-pentole-stoviglie-calici-tazzine-piattini-piatti-piatti-piatti alle sette meno un quarto di sera.E non puoi fare a meno di chiederti perchè cavolo ogni anno,nonostante ti aspetti questo inferno di piatti-bicchieri-pentole-stoviglie-calici-tazzine-piattini-piatti-piatti-piatti dall'ora di pranzo a un'ora improbabile del pomeriggio che d'inverno è già sera,nonostante questo,tu,ogni anno,questo giorno lo aspetti.
No,non è solo questione di "è un periodo di vacanze",è proprio il giorno di Natale,il 25,che aspetti.Saranno rimasugli,strascichi dell'infanzia che ti porti dietro e dentro,quando il camino non era solo un camino,quando facevi attenzione a che il fuoco,la sera del 24,si fosse rigorosamente spento,quando andavi a dormire con un animo diviso fra la trasgressione e il religioso rispetto della tradizione,provare a restare svegli e spiare il suo arrivo o dormire dormire dormire perchè è questo il patto fra voi?I bambini dormono e lui di soppiatto porta sorprese,come un angelo custode,per sentirsi al sicuro basta sapere che c'è.Che arriverà,e avrà cura di non far rumore,di non svegliarci,come un vero papà.
Svegliarsi il 25 mattina,prestissimo,e scoprire che ha mantenuto la promessa,lui è venuto e ha lasciato qualcosa,come ogni anno,lui è passato di lì,lui ha pensato a te.Anche se magari non sempre come sognavi.
Penso che se oggi ci credessi ancora forse ieri sera avrei messo la sveglia sul cellulare,che da bambina fortunatamente non avevo,per regalarmi il prima possibile quello stupore.Oggi invece mi sono alzata ad un orario decente,sono andata verso la cucina senza degnare l'Albero di uno sguardo,mi sono raggomitolata sul divano in attesa della colazione,ultimo angolo di paradiso prima del delirio pre-pranzo in cui necessariamentedobbiamoesserealmenoindieci e dobbiamoprepararecomeminimocinquecentosettantaportate e oddiolacasaèundisastro-gliospiticibrucerannosulrogosetroverannountovagliolofuoriposto.
Arrivi a fine giornata e ti accorgi improvvisamente che Natale è passato.E tu dov'eri?Dormivi.Ti sei svegliata alla sera e lui se n'era già andato.
Eppure eppure...ha mantenuto la promessa.Lui è arrivato,e ha lasciato qualcosa,come ogni anno,lui è passato anche di qui,lui ha pensato a te.Anche se magari non nel modo in cui immaginavi.

Mentre con un aspetto da befana scarabocchio questo post sul blog,un bambinetto di nove mesi mi reclama e sgambettando mi corre incontro.Lo prendo in braccio,mi lascio sbavare accuratamente,e lo sguardo mi cade sul fuoco che brucia nel caminetto:Ora Mr.Sbrodolo è troppo piccolo,ma l'anno prossimo sarà bene che stia attenta a che il 24 sera quel fuoco resti rigorosamente spento.
Non vogliamo mica che quel babbo un po' burlone si bruci le babbucce.

mercoledì 24 ottobre 2012

Amore mi',e mmo' basta però.

Che io penso che ormai ti conosco abbastanza,che potrei indovinare la tua linea di pensiero,e quando sono lontana dal tuo modo di sentire ti posso pensare anche un po' artificiale,un po' esagerato,un po' distante,un po' ripetitivo...e un po' lo sei,eh.Ma quando sto per dimenticare quanto ti voglio bene tu salti di nuovo fuori
e con una stilettata di parole
arrivi dritto al cuore,sotto la pelle
mi svegli
mi fai inciampare su me stessa e sorridere.
Quasi a dire "abbella,se è solo finzione perchè hai la pelle d'oca?"


...Sentire tutto in tutte le maniere
vivere tutto da tutte le parti,
essere la stessa cosa in tutti i modi possibili allo stesso tempo,
realizzare in se tutta l’umanità di tutti i momenti,
in un solo momento diffuso, profuso, completo e distante.
Mi sono moltiplicato per sentirmi,
per sentirmi ho dovuto sentire tutto.
Sono straripato,
non ho fatto altro che traboccarmi, mi sono spogliato, mi sono dato.
Poter ridere, ridere, ridere come un bicchiere versato,
assolutamente pazzo solo di sentire.
Assolutamente rotto dallo strusciare contro le cose,
la bocca ferita a forza di mordere le cose,
le unghia sanguinanti a forza di aggrapparmi alle cose.
E poi datemi la cella che vorrete, che mi ricorderò della vita.
(Fernando Pessoa)

Amore mi',e mmo' basta però.Al prossimo tuo frammento sconosciuto che becco devi sbagliare almeno un congiuntivo.


venerdì 12 ottobre 2012

Nobel no bel.


Libia.

Afghanistan.

Iraq.















Ex-Jugoslavia.

E poi,nel 2012,il Premio Nobel per la PACE all'Ue.
Sì.
Guardo il calendario,il 1° Aprile è lontano,ma non si sa mai che una macchina del tempo mi abbia catapultata al fatidico giorno del Pesce d'Aprile.E invece no.

Ricordo la mia rabbia impotente davanti al telegiornale mentre decidevano per l'intervento in Libia,le mie guance in fiamme davanti a chi,sul divano accanto a me,nella sua ovattata sicurezza,non vedeva l'insensatezza della guerra ma solo una sana dose di realismo,e basta con questo buonismo Tikli.

Il prossimo anno lo prenderò io il premio Nobel per la Pace.Ho imparato il trucco:Pacifisti con moderazione."Provo" a mantenere un po' di pace a casa mia (bisogna vedere come...) e distruggo case e vite altrui.Che ci vuole equilibrio in tutto,eh.






lunedì 8 ottobre 2012

Foglie sparse

Autunno di maniche corte che non vogliono allungarsi
             e maniche troppo lunghe che esagerano a scaldarti,
Autunno che sa d'abitudine a cui non ti abituerai mai
              e di gomitoli di ansie da srotolare piano piano,lentamente,
           con dita incerte,attente,
Autunno di amici e famiglia lontani,ma lo siamo poi davvero?
             di canzoni da cantare piano,per non disturbare i pensieri altrui
Autunno di dubbi colorati e scuri,
             e di quella neve fatta di foglie che sa rallentare il tempo,
Autunno di penna, scrivimi ancora,
Autunno che è una domanda
Autunno che è un'attesa
Autunno che è una carezza
Autunno che è la mano e la sua impronta sul vetro appannato di condensa,
              e a ditate svela il grigio del cielo, un grigio buono,
                 fatto di segreti e di speranze in embrione,senza nome,
        ancora così lontane,così lontane...
Autunno che è un inizio,
Autunno che con un docile sorriso
                                                 
                                                            mi promette
                                                                         
                                                                                                 l'inverno.



domenica 22 luglio 2012

Dinamiche di un pullman eterogeneo

C'è una ragazza che ha dei lineamenti e una mimica facciale incredibilmente simili a Melinda di Ghost Whisperer.
E poi c'è una famiglia di baresi che parlano un dialetto più arcano della lingua della ragazza africana più avanti.
Ci sono due ragazze cinesi dalla voce squillante di qualche decibel superiore al consentito in un pullman e una ragazza che fino a poco fa dormicchiava imbarazzantemente a bocca spalancata.
Ops,quella sono io.

martedì 3 luglio 2012

Di nostalgia e improvvisa libertà

Le sdraio.I grilli alla sera e l'odore del mare.
La musica  di un locale non molto lontano immerso in mazurka e pizzica.
Le albicocche dal ramo alla mano e dalla mano alla bocca.(E quando verrà il periodo dei fichi...)
Il buio,una distesa di nero liquido,una donna seduta sulla spiaggia  avvolta dal suo asciugamano e due lanterne sugli scogli,barcollanti pescatori.
Sgranocchiare una frisa saporita in veranda mentre una leggera brezza tampona l'afa e le risate dei familiari prosciugano lo stress dei giorni passati.
L'azzurro che si tuffa nei miei occhi,l'azzurro che mi abbraccia le caviglie,tende di acqua e sapone che scivolano sui vetri della casa al mare e il respiro dell'estate che s'infila dopo un anno nelle stanze addormentate,stuzzica la pelle che smette di essere limite o confine soltanto nelle profondità dell'acqua salata,il primo bagno come il primo sorriso,come la prima speranza, le dita delle mani e dei piedi che si allungano verso l'infinito,verso l'orizzonte,tutto diventa plastico e leggero,
come il pensiero dei libri che TU hai scelto di leggere in attesa sul comodino,
e l'idea che avrai tempo per scrivere,dormire,
oziare (verbo succulento),
come il sapere che rivedrai le amiche più care,quelle per cui sfidi la vita e la distanza,
e la voglia di stringerle in un abbraccio che racchiuda tutti quelli mancati in questi mesi,
come coccolare infantilmente un genitore
o condividere la pigrizia pomeridiana con il proprio fratello,
come buttare sul letto la valigia e sorridere alla voce che nella testa bisbiglia incredula:



Sono sul serio a casa?







ps.Oh,e i panzerotti...

martedì 12 giugno 2012

Miscellanea

Di tutto restano tre cose:

la certezza
che stiamo sempre iniziando,
la certezza
che abbiamo bisogno di continuare,
la certezza
che saremo interrotti prima di finire.
Pertanto, dobbiamo fare:
dell'interruzione,
un nuovo cammino,
della caduta,
un passo di danza,
della paura,
una scala,
del sogno,
un ponte,
del bisogno,
un incontro.
(Fernando Pessoa)


-R.Magritte-
Voglio che tu venga a me senza passato.
Le frasi che hai imparato, dimenticale.
Dimentica di aver frequentato altre stanze da letto, altri luoghi.
Vieni da me come fosse la prima volta.
Non dire mai che mi ami, fino al giorno in cui non me lo dimostri.
 Ci sono tante forme di passione e di affetto;
ci sono persone che vivono insieme tutta la vita senza neppure conoscere i loro nomi.
Nominare è un processo lungo e difficile;
tocca l’essenza stessa delle cose e implica potere.
Ma in una notte selvaggia chi può ricondurti a casa?
Solo chi conosce il tuo nome.
(Jeanette Winterson)




Per ogni ferita che io possa averti causato, ne ho causata una uguale a me stessa.
(Haruki Murakami)
 
-Edward Robert Hughes-

Com'è cieco colui che immagina
e progetta qualcosa
fino ai più realistici dettagli.
e quando non riesce a darne conto interamente
con misure superficiali e prove verbali,
crede che la sua idea
e la sua fantasia siano vanità!
Se invece riflettesse con sincerità,
si convincerebbe che la sua idea è reale
tanto quanto l'uccello in volo,
solo che non è ancora cristalizzata;
e capirà che l'idea è un segmento
di conoscenza
ancora ineslicabile in cifre e parole,
poichè troppo alta e troppo vasta
per essere imprigionata
nel momento presente;
ancora troppo profondamente immersa
nello spirituale
per piegarsi al reale.
(Kahlil Gibran)
 Vorrei nascere in tutti i paesi
perchè la terra stessa, come anguria,
compartisse per me il suo segreto
e essere tutti i pesci
in tutti gli oceani
e tutti i cani nelle strade del mondo.
Non voglio inchinarmi
davanti a nessun dio, la parte non voglio recitare
di un hippy ortodosso
ma vorrei tuffarmi
in profondità nel Bajkal
e sbuffando riemergere
nel Missisipi
Vorrei nel mio mondo adorato e maledetto,
essere un misero cardo
non un curato giacinto,
essere una qualsiasi creatura di dio
sia pure l’ultima jena rognosa
ma in nessun caso un tiranno
e di un tiranno, nemmeno il gatto;
in nessun caso.
Vorrei essere uomo
in qualsiasi personificazione:
anche torturato in un carcere del Guatemala,
o randagio nei tuguri di Hong-Kong,
o scheletro vivente nel Bangladesh
o misero jurodivyj a Lhasa,
o negro a Capetown,
ma non personificazione della feccia.
Vorrei giacere
sotto il bisturi di tutti i chirurghi del mondo,
essere gobbo, cieco,
provare ogni malattia, ferita, deformità
essere mutilato dalla guerra
raccogliere luride cicche
purché in me non si insinui
il microbo ignobile della superiorità
non vorrei fare parte dell’élite
ma di certo neppure del gregge dei vigliacchi
né dei cani del gregge
né dei pastori che al gregge si conformano,
vorrei essere felicità
ma non a spese degli infelici
vorrei essere libertà, ma non a spese di chi è asservito.
Vorrei amare tutte le donne del mondo
e vorrei essere donna anch’io
magari una volta soltanto…
madre-natura, l’uomo é stato da te defraudato.
Perché non dargli la maternità?
Se in lui, sotto il cuore, un figlio
si facesse sentire così
senza un perché,certo l’uomo
non sarebbe tanto crudele.
Vorrei essere essenziale – magari una tazza di riso
nelle mani di una vietnamita segnata dal pianto,
o una cipolla nella brodaglia di un carcere di Haiti,
o un vino economico
in una trattoria di terz’ordine napoletana
e un tubetto, anche minuscolo, di formaggio
in orbita lunare;
che mi mangino pure e mi bevano
purché nella mia morte ci sia una utilità.
Vorrei appartenere a tutte le epoche, far trasecolare
la storia tanto da stordirla con la mia impudenza:
della gabbia di Pugacev segherei le sbarre
quale Gavroche introdottosi in Russia
condurrei Nefertiti
a Michajlovskol, sulla trojka di Psi^n
Vorrei cento volte prolungare la durata di un attimo
per potere nello stesso istante
bere alcool con i pescatori nella Lena
baciare a Beirut,danzare in Guinea, al suono del tam-tam,
scioperare alla “Renault”,
correre dietro a un pallone con i ragazzi
di Copacabana, vorrei essere onnilingue,
come le acque segrete del sottosuolo
Fare di colpo tutte le professioni
e ottenere così che
un Evtusenko sia semplicemente poeta,
un altro, militante clandestino spagnolo,
un terzo, uno studente di Berkeley
e un quarto, un cesellatore di Tbilisi.
Un quinto – un maestro elementare in Alaska,
un sesto – un giovane presidente in qualche dove,
anche in Sierra Leone, diciamo,
un settimo -
scuoterebbe soltanto il sonaglio di una carrozza
e il decimo…il centesimo…il milionesimo…
Poco per me essere me stesso
tutti, fatemi essere!
E ciascun essere,
in coppia, come si usa.
Ma dio, lesinando la carta carbone
mi ha prodotto in un solo esemplare
nel suo bogizdat.
Ma a dio confonderò le carte. Lo raggirerò!
Avrò mille facce fino all’ultimo giorno
affinchè la terra rimbombi per causa mia
e i computers impazziscano
per il mio universale censimento.
Vorrei umanità
lottare su tutte le tue barricate
stringermi ai Pirenei,
coprirmi di sabbia attraverso il Sahara
e accettare la fede della grande fratellanza
umana, e fare proprio il volto
di tutta l’umanità. E quando morirò
sensazionale Villon siberiano
non deponetemi
in terra inglese o italiana -
ma nella nostra terra russa,
su quella verde, serena collina,
dover per la prima volta io
mi sono sentito tutti.
(Evgenij Aleksandrovic Evtušenko)

mercoledì 6 giugno 2012

Lista nera (ovvero come apprendere a piccoli passi l'Odio universale)

1.I piccioni,in particolare quelli di Firenze che non conoscono il codice della strada
2.Le rane concertiste che fanno le prove per l'Antoniano e la Corrida da mezzanotte alle cinque del mattino sotto la mia finestra
3.Le due "bipedi" che abitano la stanza sopra la mia e che ogni tanto decidono di correre e saltare avanti e indietro sui talloni per cicli di venti minuti senza sosta in una stanza di 1mx1m,preferendo tenedenzialmente le fasce orarie in cui la sottoscritta abbraccia il cuscino.

To be continued...

sabato 26 maggio 2012

Tre uomini e una gamba

Tre uomini.
Il primo si passa 57 anni col secondo,il secondo è nato 67 anni prima del terzo.
Uno è portoghese,il secondo è americano,il terzo è italiano.
Il primo porta un inconfondibile cappello e degli occhiali rotondi,il secondo lunghi capelli metà bianchi e metà blu e dei baffoni,il terzo ha occhi grandi che divorano il mondo e un sorriso che salverebbe la Terra.
Il primo ha mille nomi,il secondo ne ha uno che si è scelto,uno speciale,il terzo ha solo il suo.
Questi tre uomini non si sono mai conosciuti,e non hanno nulla in comune,solo una ragazza.
Che li ama.
IO.

Pessoa,
caro Pessoa a cui per così tanto tempo ho storpiato il cognome sbagliando l'accento,
chissà se avresti odiato questa tua foto che spopola sul web quando si digita il tuo nome,quasi fosse l'unico tuo volto,l'unica tua possibile espressione,forse ne saresti addirittura mortificato,"fra tante foto sbagliate proprio questa...",la odieresti come Bernardo Soares ha odiato la sua,rinnegando quel grigio e quella vuotezza che sperava non fossero del suo viso,sempre vestito di scuro,sempre così impeccabile,e poi due occhi così  fragili dietro quelle lenti,sotto quel cappello,due occhi di filosofo o forse di bambino,dalle emozioni capricciose capaci di gettarti nei baratri più oscuri in cui però non sei mai annegato,a nuotare nel vuoto,nel senso d'inutilità della tua mente come nessuno,Nessuno,non sono niente,non sarò mai niente,non posso voler essere niente,a parte questo ho dentro me tutti i sogni del mondo,sogni,colori,mondi dietro quello sguardo apparentemente spento,e invece così innamorato e spaventato dalla  vita,sognare di vivere perchè la realtà era una sfida troppo grande per te,un sentimento troppo forte,e il pensiero invece era sempre lì a proteggere,le parole pronte a sedurti e a cullarti,l'immaginazione a svegliarti in una vita altrove,lontana dall'abitudine,lontana da chi eri eppure così vicina alla tua reale natura...una?O di più?Fernando Pessoa,Alberto Caeiro,Alvaro De Campos,Bernardo Soares,Ricardo Reis,Scozia,Brasile,Oriente,dove non sei stato tu con loro,quanti incontri hai sognato che ti hanno fatto tremare realmente nell'ufficio di lavoro o per la strada?Fratello oscuro e talvolta esagerato,poeta di mie paure-malinconie-nostalgie che tradotte in parole non fanno più così male,maestro di musicalità e sensazioni indefinite,quanta è magica la tua inquietudine?

Patch.
Che ultimamente ha aggiornato un canale youtube personale rendendomi,nella scoperta,non dico la persona più felice e gasata dell'universo per un istante,ma di più.
Lui,meravigliosamente bianco,e blu,e giallo,e rosso,e verde,e arancio,e sono sicura che da qualche parte ci sia anche il color cacca,che fa parte anche quello della vita,direbbe lui,che al contrario del primo uomo/amore sopra citato si è buttato nella vita con tutte le scarpe,le braghe e il naso rosso,ribellandosi furiosamente al dolore,per poi rassegnarvisi e infine accettarlo,costruendoci sopra qualcosa di nuovo e di migliore,lui che a vederlo e sentirlo non sembra più quasi vero,pare un personaggio,ma quegli occhi azzurri parlano con una limpidezza incredibile,parlano di una persona che crede,di una persona che ama senza darsi fiato,di una persona che si mette in gioco di continuo,di una persona che sbaglia,che a volte è esagerata e propone dei modelli esagerati,ma dietro tutte quelle assurdità c'è un unico grido,siate assurdi a modo vostro,siate Voi senza aver paura di stupire o confondere  gli altri,e mai dimenticare,al di sopra di tutte le brutture di questo mondo,che la vita è leggerezza,la vita è speranza,la  vita è scoppiare a ridere dopo essere scampati a un bombardamento,la vita è un caffè in compagnia che è il rito più sacro e imprescindibile.
Comunque,su facebook ultimamente ha dato il via alla possibilità di porgli delle domande,e lui risponderà tramite video alle più votate,per farsi conoscere un po' meglio e lasciare spazio alle curiosità e i dubbi che non ha mai avuto l'opportunità di chiarire.Perciò,visto che ci sono...
"Patch,will you marry me?"

Pppunto interrogativo.Che ha un nome,ma i due precedenti avevano per iniziale una P e allora,per armonia...Pppunto interrogativo è entrato nella mia vita da poco,è scivolato dentro le mie giornate silenziosamente e senza far nulla,solo guardandomi,mi ha conquistata.
Occhi scuri,grandi,dolci,fissi nei miei con un'intensità da lasciare incantati.
Le sue dita che sfiorano la mia mano.
Il suo respiro lieve contro il mio.
Il suo dubbioso,improvviso,spontaneo e tenerissimo sorriso.(No,non "sghembo" come l'anemico vampirucolo)
Il suo odore di buono,di rassicurante.
Si,mi sono innamorata.
Anche dei suoi acuti.
Anche dei suoi rigurgiti.
O del suo pucciosissimo singhiozzo.
Un po' meno del trombettare soddisfatto del suo pannolino quando lo tengo in braccio.
Ppppunto interrogativo non può avere una foto perchè ha solo due mesi e mezzo di vita,ed è il mio nuovo,paffutissimo,bambolosissimo guanciottissimo cuginetto.E gli ho giurato amore eterno.
E lui,poeta,ha risposto:"Gh."





PS.E la gamba...boh,suonava bene nel titolo.Eccola:
E i vostri ammmmori quali sono?

lunedì 23 aprile 2012

Teorema della ragazza di fretta

Una ragazza e una bustona regalo.In ritardo.
Una ragazza e una bustona regalo in ritardo per le strade di Firenze.
Una ragazza e una bustona regalo in ritardo per le strade di Firenze nel primo pomeriggio un po' più primaverile della stagione.
Una ragazza e una bustona regalo in ritardo per le strade di Firenze nel primo pomeriggio un po' più primaverile della stagione,in cui i turisti come animali appena usciti dal letargo sono così tanti improvvisamente che sembrano sbucare dai tombini.
Una ragazza e una bustona regalo in ritardo per le strade di Firenze nel primo pomeriggio un po' più primaverile della stagione,in cui i turisti come animali appena usciti dal letargo sono così tanti improvvisamente che sembrano sbucare dai tombini,un'invasione spettacolare che marcia felicemente contro corrente,rispetto alla ragazza e alla sua bustona regalo.O lateralmente.O peggio ancora,nella stessa direzione.
Una ragazza,in ritardo,e quindi di fretta,in una Firenze assediata dai turisti al primo sputo di sole e di belle temperature,una massa informe che si muove soavemente a un passo all'ora,ondegguante,beata,sorseggiante arte e relax,zig zagante sulla traiettoria della ragazza che va di fretta,lei,con la sua bustona regalo,nel primo pomeriggio un po' più primaverile della stagione.
Pomeriggio che non si risparmia un po' di vento,il necessario per trasformare la ragazza e la sua bustona regalo in una barca a vela spinta in senso contrario,o peggio,laterale,bustona regalo che rotea felicemente attorno alla ragazza in un moto centrifugo che non è affatto d'aiuto al suo precario equilibrio,in ritardo pure quello,e non dimentichiamo,oltre ai turisti,esseri affamati di lentezza e stupore,le coppiette inseparabili,mano nella mano ad occupare l'intero marciapiede,e i loro melensi giochetti da "mi avvicino a te-mi allontano da te-ti richiamo a me-mi incastro contro il palo della luce insieme a te-MA LA MANO NON TE LA LASCIO",dolce legame che verrebbe voglia di tranciare di netto,alla ragazza di fretta,s'intende,
che da mezz'ora piroetta intorno alla romantica e capricciosa coppietta senza riuscire a superarla,finchè la bustona e la ragazza non si buttano sulla strada,
sfuggono al sorriso smagliante e satanico di un "Ehi!Qual è l'ultimo libro che hai letto?",giusto in tempo per
impattare un ciclista in un simpatico gioco di galateo
-mi sposto io dalla sua traiettoria-forse mi evita lui-per sicurezza spostiamoci entrambi-ma che sintonia,entrambiunpo'piùadestraADESSOCISCHIANTIAMO.
E invece no,la ragazza di fretta e la bustona regalo si salvano all'ultimo secondo dal finire sotto le ruote del velocipede,il ritmo della marcia furiosa è perso e perciò i piedi,sempre di grande supporto,inciampano,
giusto per rallentare la corsa quanto basta per cedere il passaggio a...Lei.E Loro.
Lei,e la sua bandierina internazionale,o il suo ombrellino improbabile,o il suo stuzziacadenti magico.La guida turistica.
Loro,la corrente del Golfo.Più comunemente conosciuta come comitiva di visitatori.Compatti.E infiniti.
Altro che dita di coppiette,altro che inesorabile destino del ciclista in sintonia,altro che canarini "inseparabili",in questo caso rompere le righe è più o meno la stessa storia della farfalla al Sud del mondo e dell'uragano a casa nostra,la ragazza di fretta e la sua bustona regalo svolazzante devono scegliere:
1.Attendere che la corrente passi.
2.Attraversare(?!) il gruppo e fare una fine peggiore di un pesce rosso intrappolato in una vorticosa corrente marina,la loro strada adesso è la TUA strada,il potere dell'ombrellino magenta soggiogherà anche la ragazza di fretta finchè qualcuno non si accorgerà con indignazione che essa è un corpo estraneo,e lo rigetterà sulla strada appena in tempo per incontrare Lui.
Bello.Fiammante.Deciso.Inopportuno.Provvidenziale.Provocatore.Rosso.
Il Rosso del semaforo.

La bustona è sballottata qua e là dalla folla distratta.Il tempo scorre,il ritardo aumenta,la fretta pure,il cellulare inizia a vibrare nella tasca dei pantaloni,una coppietta malefica e il loro manonellamano si affianca alla ragazza,all'orizzonte compare l'autobus,il tratto da attraversare è di 5 cm,5 cm difesi da uno stupido semaforo,il piede avanza trasgressivo e in quel momento giunge sfrecciando sulla strada un'auto.Dei carabinieri.
L'autobus arriva alla fermata,la ragazza si precipita attraverso la strada,dribbla coppiette,placca malintenzionati,salta ciclisti,inciampa,abbraccia turisti,la bustona regalo si proietta a novanta gradi verso l'esterno,la ragazza di fretta ormai quasi in anticipo per il giorno dopo arriva senza fiato davanti alle porte scorrevoli dell'autobus e guarda le cifre luminose.1 B.
Autobus n° 1B,non 14 B.
La ragazza di fretta e la bustona regalo afflosciata sul fianco guardano verso il tabellone della fermata.
"Autobus 14B in arrivo fra 19 minuti"

E' dunque assodato.Murphy era il Messia.

ps.Non posso fare a meno di chiedermi quante parole ingiuriose mi sia presa dalla "ragazza di fretta" di turno la mattina di quel pomeriggio,quando come una studentella svampita,romantica e rilassata gironzolavo a passo di lumaca per i marciapiedi indugiando davanti alle zanzare che mi passavano accanto.




giovedì 15 marzo 2012

E io sbavo.


Mi fermavo a ogni passo; mi mettevo prima alla lontana, poi sempre piú da vicino a girare attorno a ogni sassolino che incontravo, e mi maravigliavo assai che gli altri potessero passarmi avanti senza fare alcun caso di quel sassolino che per me intanto aveva assunto le proporzioni d'una montagna insormontabile, anzi d'un mondo in cui avrei potuto senz'altro domiciliarmi. Ero rimasto cosí, fermo ai primi passi di tante vie, con lo spirito pieno di mondi, o di sassolini, che fa lo stesso.  

...che a vedermi addosso gli occhi della gente mi pareva di sottostare a un'orribile sopraffazione pensando che tutti quegli occhi mi davano un'immagine che non era certo quella che io mi conoscevo ma un'altra che io non potevo né conoscere né impedire; altro che dirle, mi veniva di farle, di farle, le pazzie, come rotolarmi per le strade o sorvolarle a passo di ballo, ammiccando di qua, cacciando fuori la lingua e facendo sberleffi di là... E invece andavo cosí serio, cosí serio, io, per via. E anche voi, che bellezza, andate tutti cosí serii...   

...un nome.Conviene ai morti. A chi ha concluso. Io sono vivo e non concludo. La vita non conclude. E non sa di nomi, la vita. Quest'albero, respiro trèmulo di foglie nuove. Sono quest'albero. Albero, nuvola; domani libro o vento: il libro che leggo, il vento che bevo. Tutto fuori, vagabondo.  

(Uno,nessuno e centomila - Luigi Pirandello) 


Attimi, attimi, attimi. Le tenebre si sono carbonizzate di silenzio.

 ...così intercalo nelle mie riflessioni sul cielo e sulla terra cose che non brillano di luce solare e che non si calpestano con i piedi: le meraviglie fluide dell'immaginazione.
M'indoro di tramonti ipotetici,ma l'ipotetico è vivo nella supposizione.Mi rallegro di brezze immaginarie,ma l'immaginario vive quando lo si immagina.Ho un'anima per varie ipotesi,ma quelle ipotesi hanno un'anima loro e perciò mi offrono l'anima che hanno.  

Allora,nella spiaggia il cui unico rumore erano le onde o il vento che passava alto come un grande aeroplano inesistente, mi abbandonavo a un nuovo tipo di sogni: cose informi e soavi, meraviglie dell’impressione profonda, senza immagini, senza emozioni, pulite come il cielo e le acque, che vibravano come i flutti di un mare che si erge dal fondo di una grande verità; tremulamente, di un obliquo azzurro in lontananza che nell’avvicinarsi diventa verde con trasparenze di altri toni verde-sporchi, e dopo aver  infranto stridendo le mille braccia sfatte e averle allungate in sabbia bruna e spuma sbavata, congregando in sé tutte le risacche, i ritorni alla libertà dell’origine, la divina nostalgia, le memorie, come questa che senza forma non mi duoleva: nostalgia di uno stato anteriore, felice perché buono o per qualcos’altro, un corpo di nostalgia con anima di spuma, il riposo, la morte, il tutto o il niente che come un grande mare circonda l’isola di naufraghi che è la vita.
E io dormivo senza sonno, ormai lontano da ciò che sentendo vedevo, crepuscolo di me stesso, rumore di acqua fra gli alberi, quiete dei grandi fiumi, freschezza delle sere tristi, lento palpitare del petto bianco del sonno infantile della contemplazione.

(Il libro dell'inquietudine - Fernando Pessoa)