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martedì 17 febbraio 2015

Superare i propri confini



" Sixsmith,
 I climb the steps of the Scott monument every morning and all becomes clear. Wish I could make you see this brightness. Don't worry, all is well. All is so perfectly, damnably well. I understand now that boundaries between noise and sound are conventions. All boundaries are conventions, waiting to be transcended. One may transcend any convention if only one can first conceive of doing so. Moments like this, I can feel your heart beating as clearly as I feel my own, and I know that separation is an illusion. My life extends far beyond the limitations of me."
_____________________


"Sixsmith, 
salgo i gradini dello Scott monument ogni mattina, e tutto diventa chiaro. Vorrei poterti fare vedere tutta questa luminosità. Non preoccuparti, va tutto bene. Va tutto così perfettamente, maledettamente bene. Capisco ora che i confini tra rumore e suono sono convenzioni. Tutti i confini sono convenzioni, in attesa di essere superate; si può superare qualunque convenzione, solo se prima si può concepire di poterlo fare. In momenti come questi, sento chiaramente battere il tuo cuore come sento il mio, e so che la separazione è un’illusione. La mia vita si estende ben oltre i limiti di me stesso."

(dal film "Cloud Atlas")

martedì 26 marzo 2013

Un gioco da lettori

Leggere e subire la storia.
E se leggendo si potesse decidere che piega la storia prenderà,in un gioco un po' alla Sliding doors?
Per chi volesse divertirsi un po' in questo senso,immischiarsi volta per volta nelle alternative possibili della vita di un gruppo di personaggi,ecco a voi cosa si è inventata quel genio malefico di Ghisola: http://ghisola.blogspot.it/2013/03/racconti-da-caffe-episodio-pilota.html



martedì 26 febbraio 2013

Il mio giorno

Ci sono quei giorni lì.Piccoli,magari anche anonimi per il mondo,ma non per te.Giorni in cui hai una strana sensazione addosso,o magari non ne hai proprio nessuna,giorni uguali a tanti altri ma che per un momento,per un solo momento,sono diversi.E ti cambiano. La loro ombra,la loro rivelazione,il loro unico stupido meravigliosamente semplice momento ti si incolla un po' addosso e non riesci ad allontanartene più.
Quel giorno in  cui una piuma che cade fa più rumore del previsto.Ti volti e la vedi.
Quel giorno in cui in un confusionario dormiveglia un pensiero ti attraversa la mente,ma invece di lasciarlo scivolare via quel giorno lo fermi,ti stupisci,lo contempli,ci giri intorno,apri gli occhi in un modo più attento e concentrato tutto lì,sguardo perso rivolto a lui,quel pensiero,che diventa da piccola stupidaggine a piccola rivelazione.
Quel giorno in cui invece di superare frettolosamente come al solito l'ennesimo scocciatore che vuole venderti qualcosa per strada inchiodi pochi passi dopo di lui.Ti volti,gli sorridi imbarazzato,decidi di rivolgergli la parola.
Quel giorno in cui spegni la testa e fai andare il tuo corpo,le tue gambe,pianti in asso tutti i dubbi e le domande e passi all'azione. Fai quel qualcosa che sognavi da tanto e che non avevi mai avuto il coraggio di fare.Che sia anche solo salutare una persona,o alzarsi da quella maledetta sedia e andarsene,o far uscire la propria voce dopo tanti silenzi.
Non si sa perchè accada proprio in quei giorni lì. A volte non c'è stata alcuna preparazione,alcun presentimento,niente sarebbe stato speciale quel giorno se non fosse stato per quel fatidico momento...o forse,in quei giorni,siamo speciali noi.
Sono giorni che sono risvegli.Piccole,silenziose,grandi rinascite.
Ho ventidue anni.Ma oggi ne compio otto.E potrei anche non averla saputa mai,la mia seconda data di nascita,se non fosse stato che a quel tempo,otto anni fa,tenevo un diario.Un capriccio,un gioco mi ha attraversato la mente e io ho appuntato quell'idea balzana su carta,ignorandone il peso che avrebbe avuto su di me e la mia vita.
Perchè io credo che è da quel giorno che ho iniziato a guardare il mondo un po' diversamente,ho iniziato a credere di poter essere diversa io,non avevo nulla fra le mani se non un sogno,un progetto,un passatempo,qualcosa in cui credere,ma crescendo lui ho ripreso a crescere io.Riscoprivo la mia voce,mi scoprivo con qualcosa da dire,con qualcosa dentro,anch'io.
Resta ancora,a distanza di otto anni,poco più di un'idea e qualche parola scritta,ma non sarei niente di quello che sono oggi senza quel 26 Febbraio.Quel giorno in cui un'idea,un desiderio mi ha attraversato la mente,e da allora ho ripreso a camminare,sono entrata in una nuova me.
Chi l'avrebbe immaginato mai che un'idea potesse avere tutto questo potere.
Auguri a me,e al mio piccolo risveglio.
Auguri a voi,e alle vostre piccole sconosciute ma sensazionali rinascite.



mercoledì 20 febbraio 2013

Respiri.

Apri la finestra, l'aria fredda d'inverno ti arriva addosso e la notte ti mangia via le ansie e la stanchezza.E assapori il privilegio di guardare il mondo addormentato dal sesto piano,sopra le voci,sopra i rumori,sopra i tetti,sopra la vita.Ma anche,miracolosamente,dentro.
Le luci del viale si sono fatte calde e soffuse,strada tanto caotica di giorno quanto rilassata e sonnolenta di sera,solo ogni tanto la scia di una macchina o di una moto che scivolano sull'asfalto rompono il silenzio,ma senza infastidire,s'insinuano con ritmo lento,quasi ciclico,vagabondo,si perdono nel nulla.Le inghiotte il silenzio,le inghiotte l'assenza di una destinazione,come se non fossero dirette verso un luogo in particolare,come se il loro destino fosse solo andare.Attraversare.
Passi affrettati,qualcuno sul marciapiede,qualcuno indugia alla fermata del bus.Si guarda i piedi,ignorando che sopra la propria testa le colline si sono fatte piccoli diamanti grezzi di luci in lontananza.
Quello che dà il nome alla città di giorno al buio non si vede,le ombre hanno spento cupole,storie,miti,glorie passate,il tempo.La notte si è presa pure il tempo,lo ha rubato agli uomini perchè per un po' non ne sentissero il peso.
Ed io peso non ne ho più,su questo davanzale.
Sorrido,piccola ed umana.
L'aria d'inverno mi si plasma addosso.
Respiro.




venerdì 16 novembre 2012

"Conosci Sempronio?" "SemproCHIII?!"

Veivecura,suggestioni musicali,giochi di note e rumori,scivolare di voci...

 



Playing for change,brio,ritmo,fratellanza e il giro del mondo in pochi minuti di video...





The Pianoguys,straordinaria bravura,travolgente simpatia,e cover spesso migliori delle originali...!



Un po' di pubblicità a chi mi rallegra o alleggerisce le giornate e non è conosciuto come penso che meriti...Fatevi un giro nei loro canali e buon ascolto!:)


martedì 25 settembre 2012

Vecchi caldi amici

Uno sbuffo di nebbia e di vento nell'ombra,da cui emerge una Barcellona con una punta gotica di qua e un ricciolo barocco di là,ricciolo misterioso che aggancia il colletto della giacca del povero Zeno Cosini che adesso scalcia a vuoto,immobilizzato mentre andava verso la sua ultima sigaretta,sigaretta che ora tiene tutta dolce per sè la signora Maraini,mentre guarda e s'identifica nel fiume che scorre accanto a sè,fiume che scivola e va' dove lo porta il cuore,e il cuore lo porta a Sarajevo,fra bombe amori madri e figli che vengono al mondo,a dispetto di chi non è mai nato ma a cui qualcuno comunque scrive lettere d'odio e d'amore,lettere fatte di parole,parole fatte di sogni che due bambini si divertono a sognare su un ponte inesistente per un regno solo loro,ma una voce di donna li disturba,chiede di essere ascoltata,e Christopher si volta,lentamente,chiedendosi se la donna avrà una macchina rossa o una macchina gialla,che da questo dipenderà la sua buona giornata,a meno che il professor Langdon non si metta ad agitarlo con le sue storie di sette e templari ancora alla riscossa,racconti che solo Sophie dalla sua soffitta di Montmartre resta ancora ad ascoltare con interesse,ragazzina paziente e affamata di sapere...Jo March si tiene a un paio di libri di distanza da lui,il pugno piantato contro la guancia e una ruga di disappunto sulla fronte,che non è questo il modo di scrivere,perbacco!
Intanto un gabbiano ribelle volteggia sulle loro teste,e dal suo volo un profeta ne trae ispirazione,un malinconico contabile ne trae la sua inquietudine,e d'altronde come non essere inquieti accanto a un morto che non è morto,che si è perso si è ritrovato è morto e rinato di nuovo,Mattia Pascal deciditi una buona volta!Che ognuno ha i suoi problemi,come quel giovane medico lì,accanto a te,sbarbatello e quasi ipocondriaco gettato in pasto alle superstizioni di campagna,fortuna che i suoi sogni non sono disturbati dagli ululati provenienti dalla foresta vicina e da quell'ombra sinistra che si allontana nella notte dal castello,che il Conte Dracula non è propriamente un rassicurante vicino di casa,altra storia sarebbe stata se a volargli sopra la testa fosse stata la bellissima indiavolata Margherita,che ogni tanto si lascia accarezzare dalle acque di un nero lago per ascoltare il suono malinconico di mille campane,resuscitate da Quasimodo che trae da esse la sua impercettibile felicità,e Pekisch si trova lì,ai piedi di Notre Dame,a cercare di catturarne le magiche e invisibili note,cosicchè forse Novecento avrà finalmente uno spartito,e magari un nuovo desiderio,che poi gli ruberebbe Bartleboom,per definire scientificamente dove inizia e dove finisce un sogno,e dove finiscono i sogni di bambini come Amir e Hassan?Quanto pesano i sogni in groppa a un aquilone?...


...E' sempre bello riordinare i propri libri.

(to be continued?)

martedì 12 giugno 2012

Miscellanea

Di tutto restano tre cose:

la certezza
che stiamo sempre iniziando,
la certezza
che abbiamo bisogno di continuare,
la certezza
che saremo interrotti prima di finire.
Pertanto, dobbiamo fare:
dell'interruzione,
un nuovo cammino,
della caduta,
un passo di danza,
della paura,
una scala,
del sogno,
un ponte,
del bisogno,
un incontro.
(Fernando Pessoa)


-R.Magritte-
Voglio che tu venga a me senza passato.
Le frasi che hai imparato, dimenticale.
Dimentica di aver frequentato altre stanze da letto, altri luoghi.
Vieni da me come fosse la prima volta.
Non dire mai che mi ami, fino al giorno in cui non me lo dimostri.
 Ci sono tante forme di passione e di affetto;
ci sono persone che vivono insieme tutta la vita senza neppure conoscere i loro nomi.
Nominare è un processo lungo e difficile;
tocca l’essenza stessa delle cose e implica potere.
Ma in una notte selvaggia chi può ricondurti a casa?
Solo chi conosce il tuo nome.
(Jeanette Winterson)




Per ogni ferita che io possa averti causato, ne ho causata una uguale a me stessa.
(Haruki Murakami)
 
-Edward Robert Hughes-

Com'è cieco colui che immagina
e progetta qualcosa
fino ai più realistici dettagli.
e quando non riesce a darne conto interamente
con misure superficiali e prove verbali,
crede che la sua idea
e la sua fantasia siano vanità!
Se invece riflettesse con sincerità,
si convincerebbe che la sua idea è reale
tanto quanto l'uccello in volo,
solo che non è ancora cristalizzata;
e capirà che l'idea è un segmento
di conoscenza
ancora ineslicabile in cifre e parole,
poichè troppo alta e troppo vasta
per essere imprigionata
nel momento presente;
ancora troppo profondamente immersa
nello spirituale
per piegarsi al reale.
(Kahlil Gibran)
 Vorrei nascere in tutti i paesi
perchè la terra stessa, come anguria,
compartisse per me il suo segreto
e essere tutti i pesci
in tutti gli oceani
e tutti i cani nelle strade del mondo.
Non voglio inchinarmi
davanti a nessun dio, la parte non voglio recitare
di un hippy ortodosso
ma vorrei tuffarmi
in profondità nel Bajkal
e sbuffando riemergere
nel Missisipi
Vorrei nel mio mondo adorato e maledetto,
essere un misero cardo
non un curato giacinto,
essere una qualsiasi creatura di dio
sia pure l’ultima jena rognosa
ma in nessun caso un tiranno
e di un tiranno, nemmeno il gatto;
in nessun caso.
Vorrei essere uomo
in qualsiasi personificazione:
anche torturato in un carcere del Guatemala,
o randagio nei tuguri di Hong-Kong,
o scheletro vivente nel Bangladesh
o misero jurodivyj a Lhasa,
o negro a Capetown,
ma non personificazione della feccia.
Vorrei giacere
sotto il bisturi di tutti i chirurghi del mondo,
essere gobbo, cieco,
provare ogni malattia, ferita, deformità
essere mutilato dalla guerra
raccogliere luride cicche
purché in me non si insinui
il microbo ignobile della superiorità
non vorrei fare parte dell’élite
ma di certo neppure del gregge dei vigliacchi
né dei cani del gregge
né dei pastori che al gregge si conformano,
vorrei essere felicità
ma non a spese degli infelici
vorrei essere libertà, ma non a spese di chi è asservito.
Vorrei amare tutte le donne del mondo
e vorrei essere donna anch’io
magari una volta soltanto…
madre-natura, l’uomo é stato da te defraudato.
Perché non dargli la maternità?
Se in lui, sotto il cuore, un figlio
si facesse sentire così
senza un perché,certo l’uomo
non sarebbe tanto crudele.
Vorrei essere essenziale – magari una tazza di riso
nelle mani di una vietnamita segnata dal pianto,
o una cipolla nella brodaglia di un carcere di Haiti,
o un vino economico
in una trattoria di terz’ordine napoletana
e un tubetto, anche minuscolo, di formaggio
in orbita lunare;
che mi mangino pure e mi bevano
purché nella mia morte ci sia una utilità.
Vorrei appartenere a tutte le epoche, far trasecolare
la storia tanto da stordirla con la mia impudenza:
della gabbia di Pugacev segherei le sbarre
quale Gavroche introdottosi in Russia
condurrei Nefertiti
a Michajlovskol, sulla trojka di Psi^n
Vorrei cento volte prolungare la durata di un attimo
per potere nello stesso istante
bere alcool con i pescatori nella Lena
baciare a Beirut,danzare in Guinea, al suono del tam-tam,
scioperare alla “Renault”,
correre dietro a un pallone con i ragazzi
di Copacabana, vorrei essere onnilingue,
come le acque segrete del sottosuolo
Fare di colpo tutte le professioni
e ottenere così che
un Evtusenko sia semplicemente poeta,
un altro, militante clandestino spagnolo,
un terzo, uno studente di Berkeley
e un quarto, un cesellatore di Tbilisi.
Un quinto – un maestro elementare in Alaska,
un sesto – un giovane presidente in qualche dove,
anche in Sierra Leone, diciamo,
un settimo -
scuoterebbe soltanto il sonaglio di una carrozza
e il decimo…il centesimo…il milionesimo…
Poco per me essere me stesso
tutti, fatemi essere!
E ciascun essere,
in coppia, come si usa.
Ma dio, lesinando la carta carbone
mi ha prodotto in un solo esemplare
nel suo bogizdat.
Ma a dio confonderò le carte. Lo raggirerò!
Avrò mille facce fino all’ultimo giorno
affinchè la terra rimbombi per causa mia
e i computers impazziscano
per il mio universale censimento.
Vorrei umanità
lottare su tutte le tue barricate
stringermi ai Pirenei,
coprirmi di sabbia attraverso il Sahara
e accettare la fede della grande fratellanza
umana, e fare proprio il volto
di tutta l’umanità. E quando morirò
sensazionale Villon siberiano
non deponetemi
in terra inglese o italiana -
ma nella nostra terra russa,
su quella verde, serena collina,
dover per la prima volta io
mi sono sentito tutti.
(Evgenij Aleksandrovic Evtušenko)

sabato 26 maggio 2012

Tre uomini e una gamba

Tre uomini.
Il primo si passa 57 anni col secondo,il secondo è nato 67 anni prima del terzo.
Uno è portoghese,il secondo è americano,il terzo è italiano.
Il primo porta un inconfondibile cappello e degli occhiali rotondi,il secondo lunghi capelli metà bianchi e metà blu e dei baffoni,il terzo ha occhi grandi che divorano il mondo e un sorriso che salverebbe la Terra.
Il primo ha mille nomi,il secondo ne ha uno che si è scelto,uno speciale,il terzo ha solo il suo.
Questi tre uomini non si sono mai conosciuti,e non hanno nulla in comune,solo una ragazza.
Che li ama.
IO.

Pessoa,
caro Pessoa a cui per così tanto tempo ho storpiato il cognome sbagliando l'accento,
chissà se avresti odiato questa tua foto che spopola sul web quando si digita il tuo nome,quasi fosse l'unico tuo volto,l'unica tua possibile espressione,forse ne saresti addirittura mortificato,"fra tante foto sbagliate proprio questa...",la odieresti come Bernardo Soares ha odiato la sua,rinnegando quel grigio e quella vuotezza che sperava non fossero del suo viso,sempre vestito di scuro,sempre così impeccabile,e poi due occhi così  fragili dietro quelle lenti,sotto quel cappello,due occhi di filosofo o forse di bambino,dalle emozioni capricciose capaci di gettarti nei baratri più oscuri in cui però non sei mai annegato,a nuotare nel vuoto,nel senso d'inutilità della tua mente come nessuno,Nessuno,non sono niente,non sarò mai niente,non posso voler essere niente,a parte questo ho dentro me tutti i sogni del mondo,sogni,colori,mondi dietro quello sguardo apparentemente spento,e invece così innamorato e spaventato dalla  vita,sognare di vivere perchè la realtà era una sfida troppo grande per te,un sentimento troppo forte,e il pensiero invece era sempre lì a proteggere,le parole pronte a sedurti e a cullarti,l'immaginazione a svegliarti in una vita altrove,lontana dall'abitudine,lontana da chi eri eppure così vicina alla tua reale natura...una?O di più?Fernando Pessoa,Alberto Caeiro,Alvaro De Campos,Bernardo Soares,Ricardo Reis,Scozia,Brasile,Oriente,dove non sei stato tu con loro,quanti incontri hai sognato che ti hanno fatto tremare realmente nell'ufficio di lavoro o per la strada?Fratello oscuro e talvolta esagerato,poeta di mie paure-malinconie-nostalgie che tradotte in parole non fanno più così male,maestro di musicalità e sensazioni indefinite,quanta è magica la tua inquietudine?

Patch.
Che ultimamente ha aggiornato un canale youtube personale rendendomi,nella scoperta,non dico la persona più felice e gasata dell'universo per un istante,ma di più.
Lui,meravigliosamente bianco,e blu,e giallo,e rosso,e verde,e arancio,e sono sicura che da qualche parte ci sia anche il color cacca,che fa parte anche quello della vita,direbbe lui,che al contrario del primo uomo/amore sopra citato si è buttato nella vita con tutte le scarpe,le braghe e il naso rosso,ribellandosi furiosamente al dolore,per poi rassegnarvisi e infine accettarlo,costruendoci sopra qualcosa di nuovo e di migliore,lui che a vederlo e sentirlo non sembra più quasi vero,pare un personaggio,ma quegli occhi azzurri parlano con una limpidezza incredibile,parlano di una persona che crede,di una persona che ama senza darsi fiato,di una persona che si mette in gioco di continuo,di una persona che sbaglia,che a volte è esagerata e propone dei modelli esagerati,ma dietro tutte quelle assurdità c'è un unico grido,siate assurdi a modo vostro,siate Voi senza aver paura di stupire o confondere  gli altri,e mai dimenticare,al di sopra di tutte le brutture di questo mondo,che la vita è leggerezza,la vita è speranza,la  vita è scoppiare a ridere dopo essere scampati a un bombardamento,la vita è un caffè in compagnia che è il rito più sacro e imprescindibile.
Comunque,su facebook ultimamente ha dato il via alla possibilità di porgli delle domande,e lui risponderà tramite video alle più votate,per farsi conoscere un po' meglio e lasciare spazio alle curiosità e i dubbi che non ha mai avuto l'opportunità di chiarire.Perciò,visto che ci sono...
"Patch,will you marry me?"

Pppunto interrogativo.Che ha un nome,ma i due precedenti avevano per iniziale una P e allora,per armonia...Pppunto interrogativo è entrato nella mia vita da poco,è scivolato dentro le mie giornate silenziosamente e senza far nulla,solo guardandomi,mi ha conquistata.
Occhi scuri,grandi,dolci,fissi nei miei con un'intensità da lasciare incantati.
Le sue dita che sfiorano la mia mano.
Il suo respiro lieve contro il mio.
Il suo dubbioso,improvviso,spontaneo e tenerissimo sorriso.(No,non "sghembo" come l'anemico vampirucolo)
Il suo odore di buono,di rassicurante.
Si,mi sono innamorata.
Anche dei suoi acuti.
Anche dei suoi rigurgiti.
O del suo pucciosissimo singhiozzo.
Un po' meno del trombettare soddisfatto del suo pannolino quando lo tengo in braccio.
Ppppunto interrogativo non può avere una foto perchè ha solo due mesi e mezzo di vita,ed è il mio nuovo,paffutissimo,bambolosissimo guanciottissimo cuginetto.E gli ho giurato amore eterno.
E lui,poeta,ha risposto:"Gh."





PS.E la gamba...boh,suonava bene nel titolo.Eccola:
E i vostri ammmmori quali sono?

giovedì 15 marzo 2012

E io sbavo.


Mi fermavo a ogni passo; mi mettevo prima alla lontana, poi sempre piú da vicino a girare attorno a ogni sassolino che incontravo, e mi maravigliavo assai che gli altri potessero passarmi avanti senza fare alcun caso di quel sassolino che per me intanto aveva assunto le proporzioni d'una montagna insormontabile, anzi d'un mondo in cui avrei potuto senz'altro domiciliarmi. Ero rimasto cosí, fermo ai primi passi di tante vie, con lo spirito pieno di mondi, o di sassolini, che fa lo stesso.  

...che a vedermi addosso gli occhi della gente mi pareva di sottostare a un'orribile sopraffazione pensando che tutti quegli occhi mi davano un'immagine che non era certo quella che io mi conoscevo ma un'altra che io non potevo né conoscere né impedire; altro che dirle, mi veniva di farle, di farle, le pazzie, come rotolarmi per le strade o sorvolarle a passo di ballo, ammiccando di qua, cacciando fuori la lingua e facendo sberleffi di là... E invece andavo cosí serio, cosí serio, io, per via. E anche voi, che bellezza, andate tutti cosí serii...   

...un nome.Conviene ai morti. A chi ha concluso. Io sono vivo e non concludo. La vita non conclude. E non sa di nomi, la vita. Quest'albero, respiro trèmulo di foglie nuove. Sono quest'albero. Albero, nuvola; domani libro o vento: il libro che leggo, il vento che bevo. Tutto fuori, vagabondo.  

(Uno,nessuno e centomila - Luigi Pirandello) 


Attimi, attimi, attimi. Le tenebre si sono carbonizzate di silenzio.

 ...così intercalo nelle mie riflessioni sul cielo e sulla terra cose che non brillano di luce solare e che non si calpestano con i piedi: le meraviglie fluide dell'immaginazione.
M'indoro di tramonti ipotetici,ma l'ipotetico è vivo nella supposizione.Mi rallegro di brezze immaginarie,ma l'immaginario vive quando lo si immagina.Ho un'anima per varie ipotesi,ma quelle ipotesi hanno un'anima loro e perciò mi offrono l'anima che hanno.  

Allora,nella spiaggia il cui unico rumore erano le onde o il vento che passava alto come un grande aeroplano inesistente, mi abbandonavo a un nuovo tipo di sogni: cose informi e soavi, meraviglie dell’impressione profonda, senza immagini, senza emozioni, pulite come il cielo e le acque, che vibravano come i flutti di un mare che si erge dal fondo di una grande verità; tremulamente, di un obliquo azzurro in lontananza che nell’avvicinarsi diventa verde con trasparenze di altri toni verde-sporchi, e dopo aver  infranto stridendo le mille braccia sfatte e averle allungate in sabbia bruna e spuma sbavata, congregando in sé tutte le risacche, i ritorni alla libertà dell’origine, la divina nostalgia, le memorie, come questa che senza forma non mi duoleva: nostalgia di uno stato anteriore, felice perché buono o per qualcos’altro, un corpo di nostalgia con anima di spuma, il riposo, la morte, il tutto o il niente che come un grande mare circonda l’isola di naufraghi che è la vita.
E io dormivo senza sonno, ormai lontano da ciò che sentendo vedevo, crepuscolo di me stesso, rumore di acqua fra gli alberi, quiete dei grandi fiumi, freschezza delle sere tristi, lento palpitare del petto bianco del sonno infantile della contemplazione.

(Il libro dell'inquietudine - Fernando Pessoa)