"Prendete la vita con leggerezza,
che leggerezza non è superficialità,
ma planare sulle cose dall'alto,
non avere macigni sul cuore."
(Italo Calvino)
Visualizzazione post con etichetta Libri. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Libri. Mostra tutti i post
sabato 7 febbraio 2015
venerdì 8 febbraio 2013
Contagocce di bellezza
Non sapevo che dire, la mia bocca non sapeva nominare, i miei occhi erano ciechi, e qualcosa batteva nel mio cuore, febbre o ali perdute, e mi feci da solo, decifrando quella bruciatura,
e scrissi la prima riga incerta,vaga, senza corpo, pura sciocchezza, pura saggezza di chi non sa nulla, e vidi all’improvviso il cielo sgranato e aperto, pianeti, piantagioni palpitanti, ombra ferita,
crivellata da frecce, fuoco e fiori, la notte travolgente, l’universo.
Ed io, minimo essere, ebbro del grande vuoto costellato, a somiglianza, a immagine del mistero, mi sentii parte pura dell’abisso, ruotai con le stelle, il mio cuore si sparpagliò nel vento.
(Pablo Neruda)
Io non ho mani
che mi accarezzino il volto,
(duro è l'ufficio
di queste parole
che non conoscono amori)
non so le dolcezze
dei vostri abbandoni:
ho dovuto essere
custode
della vostra solitudine:
sono
salvatore
di ore perdute.
(David Maria Turoldo )
Ormai non ci credo più, Difenda ciò che le resta,credere sarà il suo alibi, Per che cosa, Per mantenere la speranza, Quale, La speranza,solo la speranza,nient'altro,si arriva a un punto in cui non si ha nient'altro all'infuori di quella,ed è allora che scopriamo di avere ancora tutto.
(Josè Saramago)
Ho infilato a un ramo una poesia,
che lotta e non si lascia afferrare
dal vento.
Mi chiedi: "Sfilala, non scherzare".
La gente passa. Guarda. Si stupisce.
L’albero brandisce la poesia.
Non dobbiamo discutere. Dobbiamo proseguire.
"Ma non te la ricordi". – "E’ vero,
però domani te ne scriverò una nuova.
Vale agitarsi per simile sciocchezza!
Non pesa certo al ramo una poesia.
Te ne scriverò quante ne vorrai.
Per ogni albero – una poesia!"
Ma più avanti, come saremo?
Questo forse presto lo dimenticheremo?
No, se andando avanti diverrà difficile,
ci sovverrà di dove, in piena luce,
un albero brandisce una poesia,
e sorrideremo: "Dobbiamo proseguire".
(Evgenij Evtushenko)
E comunque, “a domani” è la promessa più bella che si possa fare.
( E. Pirri)
Etichette:
Libri,
oggi ho il diabete,
Poesia
mercoledì 24 ottobre 2012
Amore mi',e mmo' basta però.
Che io penso che ormai ti conosco abbastanza,che potrei indovinare la tua linea di pensiero,e quando sono lontana dal tuo modo di sentire ti posso pensare anche un po' artificiale,un po' esagerato,un po' distante,un po' ripetitivo...e un po' lo sei,eh.Ma quando sto per dimenticare quanto ti voglio bene tu salti di nuovo fuori
e con una stilettata di parole
arrivi dritto al cuore,sotto la pelle
mi svegli
mi fai inciampare su me stessa e sorridere.
Quasi a dire "abbella,se è solo finzione perchè hai la pelle d'oca?"
e con una stilettata di parole
arrivi dritto al cuore,sotto la pelle
mi svegli
mi fai inciampare su me stessa e sorridere.
Quasi a dire "abbella,se è solo finzione perchè hai la pelle d'oca?"
...Sentire tutto in tutte le maniere
vivere tutto da tutte le parti,
essere la stessa cosa in tutti i modi possibili allo stesso tempo,
realizzare in se tutta l’umanità di tutti i momenti,
in un solo momento diffuso, profuso, completo e distante.
Mi sono moltiplicato per sentirmi,
per sentirmi ho dovuto sentire tutto.
Sono straripato,
non ho fatto altro che traboccarmi, mi sono spogliato, mi sono dato.
Poter ridere, ridere, ridere come un bicchiere versato,
assolutamente pazzo solo di sentire.
Assolutamente rotto dallo strusciare contro le cose,
la bocca ferita a forza di mordere le cose,
le unghia sanguinanti a forza di aggrapparmi alle cose.
E poi datemi la cella che vorrete, che mi ricorderò della vita.
(Fernando Pessoa)
Amore mi',e mmo' basta però.Al prossimo tuo frammento sconosciuto che becco devi sbagliare almeno un congiuntivo.
Etichette:
Cinque sensi più uno,
Libri,
Ops,
Pensieri in pentola,
Pessoa,
Poesia
martedì 25 settembre 2012
Vecchi caldi amici
Uno sbuffo di nebbia e di vento nell'ombra,da cui emerge una Barcellona con una punta gotica di qua e un ricciolo barocco di là,ricciolo misterioso che aggancia il colletto della giacca del povero Zeno Cosini che adesso scalcia a vuoto,immobilizzato mentre andava verso la sua ultima sigaretta,sigaretta che ora tiene tutta dolce per sè la signora Maraini,mentre guarda e s'identifica nel fiume che scorre accanto a sè,fiume che scivola e va' dove lo porta il cuore,e il cuore lo porta a Sarajevo,fra bombe amori madri e figli che vengono al mondo,a dispetto di chi non è mai nato ma a cui qualcuno comunque scrive lettere d'odio e d'amore,lettere fatte di parole,parole fatte di sogni che due bambini si divertono a sognare su un ponte inesistente per un regno solo loro,ma una voce di donna li disturba,chiede di essere ascoltata,e Christopher si volta,lentamente,chiedendosi se la donna avrà una macchina rossa o una macchina gialla,che da questo dipenderà la sua buona giornata,a meno che il professor Langdon non si metta ad agitarlo con le sue storie di sette e templari ancora alla riscossa,racconti che solo Sophie dalla sua soffitta di Montmartre resta ancora ad ascoltare con interesse,ragazzina paziente e affamata di sapere...Jo March si tiene a un paio di libri di distanza da lui,il pugno piantato contro la guancia e una ruga di disappunto sulla fronte,che non è questo il modo di scrivere,perbacco!
Intanto un gabbiano ribelle volteggia sulle loro teste,e dal suo volo un profeta ne trae ispirazione,un malinconico contabile ne trae la sua inquietudine,e d'altronde come non essere inquieti accanto a un morto che non è morto,che si è perso si è ritrovato è morto e rinato di nuovo,Mattia Pascal deciditi una buona volta!Che ognuno ha i suoi problemi,come quel giovane medico lì,accanto a te,sbarbatello e quasi ipocondriaco gettato in pasto alle superstizioni di campagna,fortuna che i suoi sogni non sono disturbati dagli ululati provenienti dalla foresta vicina e da quell'ombra sinistra che si allontana nella notte dal castello,che il Conte Dracula non è propriamente un rassicurante vicino di casa,altra storia sarebbe stata se a volargli sopra la testa fosse stata la bellissima indiavolata Margherita,che ogni tanto si lascia accarezzare dalle acque di un nero lago per ascoltare il suono malinconico di mille campane,resuscitate da Quasimodo che trae da esse la sua impercettibile felicità,e Pekisch si trova lì,ai piedi di Notre Dame,a cercare di catturarne le magiche e invisibili note,cosicchè forse Novecento avrà finalmente uno spartito,e magari un nuovo desiderio,che poi gli ruberebbe Bartleboom,per definire scientificamente dove inizia e dove finisce un sogno,e dove finiscono i sogni di bambini come Amir e Hassan?Quanto pesano i sogni in groppa a un aquilone?...
...E' sempre bello riordinare i propri libri.
Intanto un gabbiano ribelle volteggia sulle loro teste,e dal suo volo un profeta ne trae ispirazione,un malinconico contabile ne trae la sua inquietudine,e d'altronde come non essere inquieti accanto a un morto che non è morto,che si è perso si è ritrovato è morto e rinato di nuovo,Mattia Pascal deciditi una buona volta!Che ognuno ha i suoi problemi,come quel giovane medico lì,accanto a te,sbarbatello e quasi ipocondriaco gettato in pasto alle superstizioni di campagna,fortuna che i suoi sogni non sono disturbati dagli ululati provenienti dalla foresta vicina e da quell'ombra sinistra che si allontana nella notte dal castello,che il Conte Dracula non è propriamente un rassicurante vicino di casa,altra storia sarebbe stata se a volargli sopra la testa fosse stata la bellissima indiavolata Margherita,che ogni tanto si lascia accarezzare dalle acque di un nero lago per ascoltare il suono malinconico di mille campane,resuscitate da Quasimodo che trae da esse la sua impercettibile felicità,e Pekisch si trova lì,ai piedi di Notre Dame,a cercare di catturarne le magiche e invisibili note,cosicchè forse Novecento avrà finalmente uno spartito,e magari un nuovo desiderio,che poi gli ruberebbe Bartleboom,per definire scientificamente dove inizia e dove finisce un sogno,e dove finiscono i sogni di bambini come Amir e Hassan?Quanto pesano i sogni in groppa a un aquilone?...
...E' sempre bello riordinare i propri libri.
Etichette:
Amicizia,
Casa,
immaginazione,
Libri,
nonsense,
vita da personaggi
giovedì 23 agosto 2012
Il gusto delle stelle
- Secondo te le stelle sanno di pan di zucchero o di sale?
- Non lo so, non le ho mai assaggiate.
- Io sì, sono rimasta molte notti sul balcone della casa dei bambini chiusi. Le stelle in estate perdono briciole che arrivano in bocca.
- E come sono?
- Salate, a gusto di mandorla amara.
- Le preferivo dolci.
- Ma no, guasterebbero la terra per quante ne arrivano. Certe notti c'è tempesta di stelle sbriciolate. La terra è seminata da loro, riceve senza poter restituire. Allora dal basso si alzano le preghiere a sdebitarsi di alberi e di bestie che ringraziano.
(Erri De Luca - "Il giorno prima della felicità")
Etichette:
Libri,
oggi ho il diabete,
Poesia
sabato 26 maggio 2012
Tre uomini e una gamba
Tre uomini.
Il primo si passa 57 anni col secondo,il secondo è nato 67 anni prima del terzo.
Uno è portoghese,il secondo è americano,il terzo è italiano.
Il primo porta un inconfondibile cappello e degli occhiali rotondi,il secondo lunghi capelli metà bianchi e metà blu e dei baffoni,il terzo ha occhi grandi che divorano il mondo e un sorriso che salverebbe la Terra.
Il primo ha mille nomi,il secondo ne ha uno che si è scelto,uno speciale,il terzo ha solo il suo.
Questi tre uomini non si sono mai conosciuti,e non hanno nulla in comune,solo una ragazza.
Che li ama.
IO.
Pessoa,
caro Pessoa a cui per così tanto tempo ho storpiato il cognome sbagliando l'accento,
chissà se avresti odiato questa tua foto che spopola sul web quando si digita il tuo nome,quasi fosse l'unico tuo volto,l'unica tua possibile espressione,forse ne saresti addirittura mortificato,"fra tante foto sbagliate proprio questa...",la odieresti come Bernardo Soares ha odiato la sua,rinnegando quel grigio e quella vuotezza che sperava non fossero del suo viso,sempre vestito di scuro,sempre così impeccabile,e poi due occhi così fragili dietro quelle lenti,sotto quel cappello,due occhi di filosofo o forse di bambino,dalle emozioni capricciose capaci di gettarti nei baratri più oscuri in cui però non sei mai annegato,a nuotare nel vuoto,nel senso d'inutilità della tua mente come nessuno,Nessuno,non sono niente,non sarò mai niente,non posso voler essere niente,a parte questo ho dentro me tutti i sogni del mondo,sogni,colori,mondi dietro quello sguardo apparentemente spento,e invece così innamorato e spaventato dalla vita,sognare di vivere perchè la realtà era una sfida troppo grande per te,un sentimento troppo forte,e il pensiero invece era sempre lì a proteggere,le parole pronte a sedurti e a cullarti,l'immaginazione a svegliarti in una vita altrove,lontana dall'abitudine,lontana da chi eri eppure così vicina alla tua reale natura...una?O di più?Fernando Pessoa,Alberto Caeiro,Alvaro De Campos,Bernardo Soares,Ricardo Reis,Scozia,Brasile,Oriente,dove non sei stato tu con loro,quanti incontri hai sognato che ti hanno fatto tremare realmente nell'ufficio di lavoro o per la strada?Fratello oscuro e talvolta esagerato,poeta di mie paure-malinconie-nostalgie che tradotte in parole non fanno più così male,maestro di musicalità e sensazioni indefinite,quanta è magica la tua inquietudine?
Patch.
Che ultimamente ha aggiornato un canale youtube personale rendendomi,nella scoperta,non dico la persona più felice e gasata dell'universo per un istante,ma di più.
Lui,meravigliosamente bianco,e blu,e giallo,e rosso,e verde,e arancio,e sono sicura che da qualche parte ci sia anche il color cacca,che fa parte anche quello della vita,direbbe lui,che al contrario del primo uomo/amore sopra citato si è buttato nella vita con tutte le scarpe,le braghe e il naso rosso,ribellandosi furiosamente al dolore,per poi rassegnarvisi e infine accettarlo,costruendoci sopra qualcosa di nuovo e di migliore,lui che a vederlo e sentirlo non sembra più quasi vero,pare un personaggio,ma quegli occhi azzurri parlano con una limpidezza incredibile,parlano di una persona che crede,di una persona che ama senza darsi fiato,di una persona che si mette in gioco di continuo,di una persona che sbaglia,che a volte è esagerata e propone dei modelli esagerati,ma dietro tutte quelle assurdità c'è un unico grido,siate assurdi a modo vostro,siate Voi senza aver paura di stupire o confondere gli altri,e mai dimenticare,al di sopra di tutte le brutture di questo mondo,che la vita è leggerezza,la vita è speranza,la vita è scoppiare a ridere dopo essere scampati a un bombardamento,la vita è un caffè in compagnia che è il rito più sacro e imprescindibile.
Comunque,su facebook ultimamente ha dato il via alla possibilità di porgli delle domande,e lui risponderà tramite video alle più votate,per farsi conoscere un po' meglio e lasciare spazio alle curiosità e i dubbi che non ha mai avuto l'opportunità di chiarire.Perciò,visto che ci sono...
"Patch,will you marry me?"
Pppunto interrogativo.Che ha un nome,ma i due precedenti avevano per iniziale una P e allora,per armonia...Pppunto interrogativo è entrato nella mia vita da poco,è scivolato dentro le mie giornate silenziosamente e senza far nulla,solo guardandomi,mi ha conquistata.
Occhi scuri,grandi,dolci,fissi nei miei con un'intensità da lasciare incantati.
Le sue dita che sfiorano la mia mano.
Il suo respiro lieve contro il mio.
Il suo dubbioso,improvviso,spontaneo e tenerissimo sorriso.(No,non "sghembo" come l'anemico vampirucolo)
Il suo odore di buono,di rassicurante.
Si,mi sono innamorata.
Anche dei suoi acuti.
Anche dei suoi rigurgiti.
O del suo pucciosissimo singhiozzo.
Un po' meno del trombettare soddisfatto del suo pannolino quando lo tengo in braccio.
Ppppunto interrogativo non può avere una foto perchè ha solo due mesi e mezzo di vita,ed è il mio nuovo,paffutissimo,bambolosissimo guanciottissimo cuginetto.E gli ho giurato amore eterno.
E lui,poeta,ha risposto:"Gh."
PS.E la gamba...boh,suonava bene nel titolo.Eccola:
Il primo si passa 57 anni col secondo,il secondo è nato 67 anni prima del terzo.
Uno è portoghese,il secondo è americano,il terzo è italiano.
Il primo porta un inconfondibile cappello e degli occhiali rotondi,il secondo lunghi capelli metà bianchi e metà blu e dei baffoni,il terzo ha occhi grandi che divorano il mondo e un sorriso che salverebbe la Terra.
Il primo ha mille nomi,il secondo ne ha uno che si è scelto,uno speciale,il terzo ha solo il suo.
Questi tre uomini non si sono mai conosciuti,e non hanno nulla in comune,solo una ragazza.
Che li ama.
IO.
Pessoa,
caro Pessoa a cui per così tanto tempo ho storpiato il cognome sbagliando l'accento,
chissà se avresti odiato questa tua foto che spopola sul web quando si digita il tuo nome,quasi fosse l'unico tuo volto,l'unica tua possibile espressione,forse ne saresti addirittura mortificato,"fra tante foto sbagliate proprio questa...",la odieresti come Bernardo Soares ha odiato la sua,rinnegando quel grigio e quella vuotezza che sperava non fossero del suo viso,sempre vestito di scuro,sempre così impeccabile,e poi due occhi così fragili dietro quelle lenti,sotto quel cappello,due occhi di filosofo o forse di bambino,dalle emozioni capricciose capaci di gettarti nei baratri più oscuri in cui però non sei mai annegato,a nuotare nel vuoto,nel senso d'inutilità della tua mente come nessuno,Nessuno,non sono niente,non sarò mai niente,non posso voler essere niente,a parte questo ho dentro me tutti i sogni del mondo,sogni,colori,mondi dietro quello sguardo apparentemente spento,e invece così innamorato e spaventato dalla vita,sognare di vivere perchè la realtà era una sfida troppo grande per te,un sentimento troppo forte,e il pensiero invece era sempre lì a proteggere,le parole pronte a sedurti e a cullarti,l'immaginazione a svegliarti in una vita altrove,lontana dall'abitudine,lontana da chi eri eppure così vicina alla tua reale natura...una?O di più?Fernando Pessoa,Alberto Caeiro,Alvaro De Campos,Bernardo Soares,Ricardo Reis,Scozia,Brasile,Oriente,dove non sei stato tu con loro,quanti incontri hai sognato che ti hanno fatto tremare realmente nell'ufficio di lavoro o per la strada?Fratello oscuro e talvolta esagerato,poeta di mie paure-malinconie-nostalgie che tradotte in parole non fanno più così male,maestro di musicalità e sensazioni indefinite,quanta è magica la tua inquietudine?
Patch.
Che ultimamente ha aggiornato un canale youtube personale rendendomi,nella scoperta,non dico la persona più felice e gasata dell'universo per un istante,ma di più.
Lui,meravigliosamente bianco,e blu,e giallo,e rosso,e verde,e arancio,e sono sicura che da qualche parte ci sia anche il color cacca,che fa parte anche quello della vita,direbbe lui,che al contrario del primo uomo/amore sopra citato si è buttato nella vita con tutte le scarpe,le braghe e il naso rosso,ribellandosi furiosamente al dolore,per poi rassegnarvisi e infine accettarlo,costruendoci sopra qualcosa di nuovo e di migliore,lui che a vederlo e sentirlo non sembra più quasi vero,pare un personaggio,ma quegli occhi azzurri parlano con una limpidezza incredibile,parlano di una persona che crede,di una persona che ama senza darsi fiato,di una persona che si mette in gioco di continuo,di una persona che sbaglia,che a volte è esagerata e propone dei modelli esagerati,ma dietro tutte quelle assurdità c'è un unico grido,siate assurdi a modo vostro,siate Voi senza aver paura di stupire o confondere gli altri,e mai dimenticare,al di sopra di tutte le brutture di questo mondo,che la vita è leggerezza,la vita è speranza,la vita è scoppiare a ridere dopo essere scampati a un bombardamento,la vita è un caffè in compagnia che è il rito più sacro e imprescindibile.
Comunque,su facebook ultimamente ha dato il via alla possibilità di porgli delle domande,e lui risponderà tramite video alle più votate,per farsi conoscere un po' meglio e lasciare spazio alle curiosità e i dubbi che non ha mai avuto l'opportunità di chiarire.Perciò,visto che ci sono...
"Patch,will you marry me?"
Pppunto interrogativo.Che ha un nome,ma i due precedenti avevano per iniziale una P e allora,per armonia...Pppunto interrogativo è entrato nella mia vita da poco,è scivolato dentro le mie giornate silenziosamente e senza far nulla,solo guardandomi,mi ha conquistata.
Occhi scuri,grandi,dolci,fissi nei miei con un'intensità da lasciare incantati.
Le sue dita che sfiorano la mia mano.
Il suo respiro lieve contro il mio.
Il suo dubbioso,improvviso,spontaneo e tenerissimo sorriso.(No,non "sghembo" come l'anemico vampirucolo)
Il suo odore di buono,di rassicurante.
Si,mi sono innamorata.
Anche dei suoi acuti.
Anche dei suoi rigurgiti.
O del suo pucciosissimo singhiozzo.
Un po' meno del trombettare soddisfatto del suo pannolino quando lo tengo in braccio.
Ppppunto interrogativo non può avere una foto perchè ha solo due mesi e mezzo di vita,ed è il mio nuovo,paffutissimo,bambolosissimo guanciottissimo cuginetto.E gli ho giurato amore eterno.
E lui,poeta,ha risposto:"Gh."
PS.E la gamba...boh,suonava bene nel titolo.Eccola:
E i vostri ammmmori quali sono?
giovedì 15 marzo 2012
E io sbavo.
Mi fermavo a ogni passo; mi mettevo prima alla lontana, poi sempre piú da vicino a girare attorno a ogni sassolino che incontravo, e mi maravigliavo assai che gli altri potessero passarmi avanti senza fare alcun caso di quel sassolino che per me intanto aveva assunto le proporzioni d'una montagna insormontabile, anzi d'un mondo in cui avrei potuto senz'altro domiciliarmi. Ero rimasto cosí, fermo ai primi passi di tante vie, con lo spirito pieno di mondi, o di sassolini, che fa lo stesso.
...che a vedermi addosso gli occhi della gente mi pareva di sottostare a un'orribile sopraffazione pensando che tutti quegli occhi mi davano un'immagine che non era certo quella che io mi conoscevo ma un'altra che io non potevo né conoscere né impedire; altro che dirle, mi veniva di farle, di farle, le pazzie, come rotolarmi per le strade o sorvolarle a passo di ballo, ammiccando di qua, cacciando fuori la lingua e facendo sberleffi di là... E invece andavo cosí serio, cosí serio, io, per via. E anche voi, che bellezza, andate tutti cosí serii...
...un nome.Conviene ai morti. A chi ha concluso. Io sono vivo e non concludo. La vita non conclude. E non sa di nomi, la vita. Quest'albero, respiro trèmulo di foglie nuove. Sono quest'albero. Albero, nuvola; domani libro o vento: il libro che leggo, il vento che bevo. Tutto fuori, vagabondo.
(Uno,nessuno e centomila - Luigi Pirandello)
Attimi, attimi, attimi. Le tenebre si sono carbonizzate di silenzio.
...così intercalo nelle mie riflessioni sul cielo e sulla terra cose che non brillano di luce solare e che non si calpestano con i piedi: le meraviglie fluide dell'immaginazione.
M'indoro di tramonti ipotetici,ma l'ipotetico è vivo nella supposizione.Mi rallegro di brezze immaginarie,ma l'immaginario vive quando lo si immagina.Ho un'anima per varie ipotesi,ma quelle ipotesi hanno un'anima loro e perciò mi offrono l'anima che hanno.
Allora,nella spiaggia il cui unico rumore erano le onde o il vento che passava alto come un grande aeroplano inesistente, mi abbandonavo a un nuovo tipo di sogni: cose informi e soavi, meraviglie dell’impressione profonda, senza immagini, senza emozioni, pulite come il cielo e le acque, che vibravano come i flutti di un mare che si erge dal fondo di una grande verità; tremulamente, di un obliquo azzurro in lontananza che nell’avvicinarsi diventa verde con trasparenze di altri toni verde-sporchi, e dopo aver infranto stridendo le mille braccia sfatte e averle allungate in sabbia bruna e spuma sbavata, congregando in sé tutte le risacche, i ritorni alla libertà dell’origine, la divina nostalgia, le memorie, come questa che senza forma non mi duoleva: nostalgia di uno stato anteriore, felice perché buono o per qualcos’altro, un corpo di nostalgia con anima di spuma, il riposo, la morte, il tutto o il niente che come un grande mare circonda l’isola di naufraghi che è la vita.
E io dormivo senza sonno, ormai lontano da ciò che sentendo vedevo, crepuscolo di me stesso, rumore di acqua fra gli alberi, quiete dei grandi fiumi, freschezza delle sere tristi, lento palpitare del petto bianco del sonno infantile della contemplazione.
(Il libro dell'inquietudine - Fernando Pessoa)
venerdì 30 settembre 2011
Quando l'uomo con la pistola incontra l'uomo con un libro,l'uomo con la pistola è un uomo morto.
Bello,bellissimo,stupendo,stupendissimo,geniale,fresco,fantastico,...poetico!Per la serie "Beautiful events" (che non sta per eventi della serie Beautiful-nananananananaaaaa na,na naa.),oggi 30 settembre 2011 si è tenuta una meravigliosa manifestazione di affetto,solidarietà e complicità nei confronti di una libreria che purtroppo sta chiudendo:La Libreria Martelli in via de' Martelli di Firenze.Ora,essendo da poco più di un anno a Firenze,questa libreria non la conoscevo,ed ora me ne rammarico,mi sarebbe piaciuto vagare almeno una volta fra quegli scaffali!
Ok,sto divagando,torniamo al succo della questione,la "manifestazione".Citando l'evento che ha raccolto le adesioni su facebook,
Chi lo nascondeva nella borsa pronto a sguainarlo come un'arma al segnale,chi lo stringeva in una mano come se fosse stato un prolungamento del proprio braccio,chi ne approfittava per risfogliarlo in attesa...poi tutti questi pericolosi assassini dell'ignoranza,all'arrivo del proprietario della libreria (o almeno credo che fosse lui),sono venuti allo scoperto,urlando la loro voglia di leggere:
E dopo grida di approvazione e applausi la trombetta ha emesso il suo fatidico richiamo, ed è iniziato...il DELIRIO.Le foto non possono minimamente rendere l'immenso brusio di più di trecento voci che leggevano insieme le pagine più disparate dei libri più vari:
La lettura collettiva è durata più o meno dieci minuti buoni,durante i quali ho realizzato gradualmente che:
a.Non leggevo ad alta voce da un sacco di tempo
b.La mia voce faceva come al solito schifo
c.Nella fretta e nell'entusiasmo mi mangiavo le parole in un modo talmente imbarazzante da rasentare la dislessia
d.Grazie a Dio c'era così tanto baccano che nessuno poteva sentirmi mentre storpiavo Erri De Luca
e.Riflettendoci non ho intravisto nessun Federico Moccia.Quale profonda gioia!
Non appena la trombetta ci ha richiamati all'ordine,è partito un applauso di libri e mani che sembrava non voler finire più.
Scrivo questo post per ricordare questa bellissima esperienza,perchè il sorriso con cui ho lasciato quella folla di lettori festosi e guerrieri non lo dimenticherò,perchè questa è la dimostrazione che non è vero che la cultura è morta,che i libri sono superati,che ormai è tutto da buttare.Il sentimento che ci ha accomunati oggi pomeriggio è da custodire e gridare ai quattro venti.
In bocca al lupo ai proprietari e i dipendenti della libreria Martelli!
Io torno ad allenare questa mia lingua attorcigliata e incompetente,alla prossima!
Ok,sto divagando,torniamo al succo della questione,la "manifestazione".Citando l'evento che ha raccolto le adesioni su facebook,
"Pensando a quel favoloso libro e film che è "Fahrenheit 451" ai librai della Martelli è venuta in mente un'idea insolita per manifestare pubblicamente il loro dispiacere, coinvolgendo in modo divertente e "spettacolare" i cittadini e gli affezionati clienti o amici....Il risultato?All'inizio soltanto una strada molto affollata apparentemente uguale a tante altre di Firenze,ma ad aguzzare la vista,ogni passante,CHIUNQUE,giovani,anziani,adulti,mamme,ciclisti,TUTTI avevano da qualche parte nascosto un segno distintivo...
Ci troveremo venerdì 30 settembre alle 18 innanzi alle vetrine ormai vuote della libreria, ciascuno con un libro (il preferito, quello che sta leggendo ora o solo uno a caso), e a un segnale stabilito, il suono di una trombetta da stadio, inizieremo ciascuno a leggere a voce alta una pagina, sostando o camminando di fronte alla nostra libreria o lungo tutta la via se saremo tanti...il tutto fino a un secondo segnale (per circa 7-10 minuti). Sarebbe meraviglioso diffondere questa iniziativa, coinvolgere più persone possibili, fare in modo che tanta gente accorra con il proprio libro... un modo pacifico e aggraziato per manifestare alla città il nostro amore per i libri!"
E dopo grida di approvazione e applausi la trombetta ha emesso il suo fatidico richiamo, ed è iniziato...il DELIRIO.Le foto non possono minimamente rendere l'immenso brusio di più di trecento voci che leggevano insieme le pagine più disparate dei libri più vari:
La lettura collettiva è durata più o meno dieci minuti buoni,durante i quali ho realizzato gradualmente che:
a.Non leggevo ad alta voce da un sacco di tempo
b.La mia voce faceva come al solito schifo
c.Nella fretta e nell'entusiasmo mi mangiavo le parole in un modo talmente imbarazzante da rasentare la dislessia
d.Grazie a Dio c'era così tanto baccano che nessuno poteva sentirmi mentre storpiavo Erri De Luca
e.Riflettendoci non ho intravisto nessun Federico Moccia.Quale profonda gioia!
Non appena la trombetta ci ha richiamati all'ordine,è partito un applauso di libri e mani che sembrava non voler finire più.
Scrivo questo post per ricordare questa bellissima esperienza,perchè il sorriso con cui ho lasciato quella folla di lettori festosi e guerrieri non lo dimenticherò,perchè questa è la dimostrazione che non è vero che la cultura è morta,che i libri sono superati,che ormai è tutto da buttare.Il sentimento che ci ha accomunati oggi pomeriggio è da custodire e gridare ai quattro venti.
In bocca al lupo ai proprietari e i dipendenti della libreria Martelli!
Io torno ad allenare questa mia lingua attorcigliata e incompetente,alla prossima!
Etichette:
Libri,
Potere di un'idea,
Pubblicità
lunedì 6 giugno 2011
Thanks, Danny.
Ora tu pensa: un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu sei infinito, e dentro quei tasti, infinita è la musica che puoi suonare. Loro sono 88, tu sei infinito. Questo a me piace. Questo lo si può vivere.
Ma se tu, ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai, e questa è la verità, che non finiscono mai e quella tastiera è infinita... Se quella tastiera è infinita, allora su quella tastiera non c'è musica che puoi suonare. Tu sei seduto sul seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio. Cristo, ma le vedevi le strade? Anche solo le strade.Ce n'è a migliaia, come fate voi laggiù a sceglierne una, a scegliere una donna, una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio da guardare, un modo di morire...Tutto quel mondo, quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce e quanto ce n'è.
Non avete mai paura, voi, di finire in mille pezzi solo a pensarla, quell'enormità, solo a pensarla?A viverla...
(Novecento-Alessandro Baricco)
Ma se tu, ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai, e questa è la verità, che non finiscono mai e quella tastiera è infinita... Se quella tastiera è infinita, allora su quella tastiera non c'è musica che puoi suonare. Tu sei seduto sul seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio. Cristo, ma le vedevi le strade? Anche solo le strade.Ce n'è a migliaia, come fate voi laggiù a sceglierne una, a scegliere una donna, una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio da guardare, un modo di morire...Tutto quel mondo, quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce e quanto ce n'è.
Non avete mai paura, voi, di finire in mille pezzi solo a pensarla, quell'enormità, solo a pensarla?A viverla...
(Novecento-Alessandro Baricco)
lunedì 14 marzo 2011
Che cosa vuol dire addomesticare? (Antoine de Saint-Exupéry)
In quel momento apparve la volpe.
"Buon giorno", disse la volpe.
"Buon giorno", rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
"Sono qui", disse la voce, "sotto al melo…."
"Chi sei?" domandò il piccolo principe, " sei molto carino…"
"Sono la volpe", disse la volpe.
"Vieni a giocare con me, sono così triste" le propose il piccolo principe.
"Vieni a giocare con me, sono così triste" le propose il piccolo principe.
"Non posso giocare con te"- disse la volpe-"non sono addomesticata".
"Ah! scusa ", fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
" Che cosa vuol dire addomesticare?"
" Non sei di queste parti, tu", disse la volpe" che cosa cerchi?"
" Cerco gli uomini", disse il piccolo principe.
" Che cosa vuol dire addomesticare?"
" Gli uomini" disse la volpe" hanno dei fucili e cacciano. E' molto noioso!
Allevano anche delle galline. E' il loro solo interesse. Tu cerchi le galline?"
"No", disse il piccolo principe. " Cerco degli amici. Che cosa vuol dire addomesticare?"
" E' una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami…"
" Creare dei legami?"
" Certo", disse la volpe. " Tu, fino ad ora per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma.se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo."
" Comincio a capire", disse il piccolo principe. " C'è un fiore…. Credo che mi abbia addomesticato…"
"E' possibile", disse la volpe "capita di tutto sulla terra…"
"Oh! Non è sulla terra", disse il piccolo principe.
La volpe sembrò perplessa:" Su un altro pianeta?"
" Sì"
" Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?"
" No"
" Questo mi interessa! E delle galline?"
" No"
" Non c'è niente di perfetto", sospirò la volpe.
Ma la volpe ritornò alla sua idea:" La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me .Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio per ciò. Ma se tu mi addomestichi la mia vita,
sarà come illuminata. Conoscerò il rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi faranno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in
fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color d'oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai
addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano…"
La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe:
" Per favore …..addomesticami", disse.
" Volentieri", rispose il piccolo principe, " ma non ho molto tempo, però.
Ho da scoprire degli amici e da conoscere molte cose".
" Non si conoscono che le cose che si addomesticano", disse la volpe." gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!"
" Che bisogna fare?" domandò il piccolo principe.
" Bisogna essere molto pazienti", rispose la volpe.
" In principio tu ti sederai un po' lontano da me, così, nell'erba. Io ti guarderò con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po' più vicino…."
Il piccolo principe ritornò l'indomani.
" Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora", disse la volpe.
" Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi, alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell'ora aumenterà la mia felicità.
Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore… Ci vogliono i riti".
" Che cos'è un rito?" disse il piccolo principe.
" Anche questa è una cosa da tempo dimenticata", disse la volpe.
" E' quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore. C'è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedì è un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza".
Così il piccolo principe addomesticò la volpe.E quando l'ora della partenza fu vicina:
"Ah!" disse la volpe, "…Piangerò".
" La colpa è tua", disse il piccolo principe, "Io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…"
" E' vero", disse la volpe.
" Ma piangerai!" disse il piccolo principe.
" E' certo", disse la volpe.
" Ma allora che ci guadagni?"
"Ci guadagno ", disse la volpe,"il colore del grano."
Etichette:
Amicizia,
Libri,
Pensieri in pentola,
Poesia
Iscriviti a:
Post (Atom)




